C’è una prova che vale più delle altre per capire se l’auto elettrica sia veramente matura per piacere a una fascia di popolazione significativamente più ampia di quella che oggi ne valuta l’acquisto o l’utilizzo quotidiano.
Si tratta della prova ricarica. Non si può utilizzare in modo soddisfacente un’auto, infatti, se non si ha la profonda convinzione – avvalorata da una buona dose di esperienze positive – che si possa fare rifornimento di energia senza problemi e col sorriso sulle labbra.

Attenzione all’elemento sorriso. Non si tratta di un particolare da poco, perchè per cambiare dalla vecchia strada dei combustibili fossili, così maledettamente comoda e consolidata, alla nuova via fatta di prese elettriche, ricariche e colonnine più o meno potenti, il sorriso è tutto.
Ci sono diversi elementi che possono innescarlo sul viso di chi connette la presa alla propria automobile a batterie. Il primo è il prezzo, che oggi in Italia non è esattamente quello sognato da chi riempiva lavagne universitarie di formule, proiezioni ed equazioni – com’è nel mio caso – per calcolare la convenienza economica di utilizzo dell’elettrico. Eppure, anche se l’elettricità per la ricarica nella rete pubblica – e in modo particolare in quella ad alta potenza – non costa quanto vorremmo, un’auto elettrica risulta conveniente nella grandissima maggioranza dei casi d’uso se paragonata a un’auto alimentata con combustibili fossili.

Oltre al prezzo, però, c’è la facilità di ricarica. E su questo – complice il limitato numero di veicoli elettrici su strada, che non provoca certo l’affollamento delle colonnine presenti – ormai ci siamo. Caricare è facile e spesso si ha anche la possibilità di scegliere tra diverse infrastrutture e diversi gestori presenti anche nello stesso luogo.

Questo è il caso della ricarica che testimonio con le foto che pubblico. Ho scelto Ionity perchè mi interessava capire quanto fosse facile da usare e compatibile con la tessera Toyota Charging Network che ho a disposizione per farmi riconoscere e per pagare, ma avevo a disposizione un’altra possibilità in alta potenza e ben altre due in bassa potenza.
Non è sempre così, ma nei centri commerciali molto frequentati e non distanti da una rete autostradale sta diventando una cosa frequente.

Com’è andata? Molto bene, con una spesa al di sotto delle mie aspettative perchè ho potuto avere accesso alla formula Ionity Power (11,99 euro al mese di abbonamento e 0,47 euro al chilowattora in ricarica) che per il mio utilizzo medio – visto il numero di auto che mi trovo a dover guidare per motivi professionali – è leggermente sovradimensionata.
Però il sorriso, quando si paga meno di quanto ci si aspetti, arriva. E il fattore sorriso è tutto per il successo dell’auto elettrica.





