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  • Lexus Rx Hybrid 2020, la mia prova della prima auto diventata ibrida nella storia – faccia a faccia

    La prima auto diventata ibrida

    Mentre tutti identificano la nascita dell’auto ibrida, nella quale il motore a benzina viene affiancato da motori elettrici e batterie, con il lancio della Toyota Prius nel 1997, è l’arrivo della Lexus Rx Hybrid del 2005 a portare l’ibrido a bordo di un modello disponibile anche con sistema di trazione non elettrificato.

    Il marchio Lexus compie 30 anni

    Proprio la nuova Lexus Rx Hybrid 2020 è il modello con cui la Lexus celebra i suoi primi trent’anni di storia.

    Toyota Prius soltanto ibrida

    La Toyota Prius nasce infatti con tecnologia esclusivamente ibrida, attorno alla quale è disegnata e progettata. Non permette nessun reale confronto, se non con modelli profondamente diversi.

    Lexus Rx Hybrid permette il confronto tra tecnologie

    Grazie alla Lexus Rx, invece, la tecnologia ibrida-elettrica nel 2005 diventa per la prima volta confrontabile con i sistemi tradizionali. La stessa auto può così essere scelta con il solo motore a combustione interna, oppure in versione elettrificata.

    Lexus Rx Hybrid 2020 foto davanti

    La mia Prova su strada

    Alla guida, percorrendo un tracciato caratterizzato da strade tortuose tipiche dell’isola di Ibiza, la caratteristica più evidente è la capacità di ingresso in curva con un assetto molto piatto.

    Grande lavoro su sospensioni e rigidità

    Il lavoro fatto dagli ingegneri giapponesi nell’evoluzione delle sospensioni, grazie all’inserimento di un elemento di controllo degli attriti (fiction control device), e in una revisione profonda delle rigidità dei materiali e degli accoppiamenti del telaio, restituisce risultati di guida che vanno oltre le aspettative.

    La minimizzazione delle oscillazioni è massima scegliendo la modalità Sport, ma anche in modalità Normal non c’è traccia della pastosità e della morbidezza caratteristiche delle versioni del passato.

    Foto sospensioni Lexus Rx Hybrid 2020

    Tecnologia Full Hybrid

    La nuova Lexus Rx Hybrid è dotata di un sistema full-hybrid con motore a benzina da 3,5 litri di cilindrata che nel ciclo Wltp fa registrare consumo medio di 7,6 litri/100 chilometri, pari a 172 g/km di emissioni di CO2, erogando una potenza massima di 313 cavalli e garantendo accelerazioni da zero a 100 km/h di 7,7 secondi e velocità massima di 200 km/h.

    Sicurezza

    Per quanto riguarda la sicurezza, insieme alle avanzate dotazioni del Lexus Safety System Plus debuttano sulla nuova Rx Hybrid i fari Led con tecnologia Bladescan.

    Fari led con tecnologia Bladescan

    Il sistema, grazie a due specchi rotanti all’interno dei proiettori, fa arrivare il fascio luminoso molto più lontano, tanto che secondo la casa chi è a bordo può distinguere un ciclista a 56 metri di distanza, quasi il doppio rispetto alla soluzione precedente.

    Questo migliora anche la capacità di selezione dell’area illuminata, evitando l’abbagliamento di chi arriva in senso opposto pur mantenendo il raggio degli abbaglianti per le aree fuori abbaglio. Il prezzo della nuova Lexus Rx Hybrid non è ancora disponibile, ma la Lexus Italia garantisce che sarà molto vicino a quello della versione attuale.

    Lexus Rx Hybrid 2020 posteriore

    Schermo touch

    Arriva a bordo lo schermo touch, che va ad affiancare il touchpad raggiungibile vicino al bracciolo centrale da guidatore e passeggero anteriore.

    Apple Car Play e Android auto

    Il sistema multimediale diventa compatibile con Apple Car Play e Android Auto, così le app e i contenuti dello smartphone possono diventare disponibili anche in auto.

    Nuova Connettività

    Arriva a bordo anche una nuova connettività, che permette il monitoraggio a distanza dei principali parametri di funzionamento

    Lexus Pay per drive

    Diventa così possibile anche l’attivazione delle offerte “Pay per drive” della Lexus che consentano a chi le sceglie di pagare una rata proporzionale al reale utilizzo della vettura.

    Lexus Rx Hybrid 2020 muso primo piano

  • Hyundai Kona Hybrid col cambio al volante – La mia prova su strada

    Suv compatto full hybrid

    Il nuovo Suv Hyundai Kona Hybrid arriva con la tecnologia ibrida-elettrica proprio nel cuore del mercato attuale in Italia. Le auto che piacciono sono i Suv e la ricerca di tecnologie elettrificate gioca ormai un ruolo di primo piano nelle richieste fatte ai concessionari dai potenziali clienti.

    La Hyundai Kona Hybrid ha perciò i due requisiti chiave per puntare al successo. Il modello è già sul mercato nelle versioni con motorizzazione tradizionale e full electric, in entrambi i casi con ottimi risultati.

    Clicca qui e LEGGI la nostra prova della versione elettrica.

    Hyundai Kona tre quarti da sopra

    Cambio con palette al volante e modalità sport

    La caratteristica più interessante della nuova Hyundai Kona Hybrid è certamente il cambio. Si tratta di una trasmissione a doppia frizione che consente anche la cambiata manuale grazie alle palette dietro il volante ed è dotata di una modalità SPORT, oltre alla Eco che si attiva automaticamente all’avvio.

    Ecco il VIDEO con la spiegazione del sistema nel mio domanda&risposta con Marta Marchi della Hyundai Italia in occasione della presentazione in anteprima per il nostro paese.

     

    Primo contatto e sensazioni di guida

    Partendo dalla stazione centrale di Bologna e poi in giro per le colline nei dintorni della città percorro in tutto poco meno di cento chilometri a bordo della Hyundai Kona Hybrid che sta per arrivare sul mercato.

    Controllo totale

    Quando entro e premo il tasto Start, la prima idea che mi vene in mente è quella di controllo totale.

    Il nuovo schermo ampio e ben gestibile rende molto piacevole il colpo d’occhio. Conosco bene il sistema di navigazione della Hyundai per averlo provato da poco sulla Santa Fè, senza problemi importo il percorso e mi metto in marcia.

    Marcia in modalità zero emissioni

    La caratteristica che mi interessa di più, anche per un opportuno confronto con gli altri modelli full-hybrid sul mercato, è relativa alla capacità della Kona Hybrid i marciare in modalità zero emissioni. Inizio guidando in maniera tranquilla, come se fossi in uno spostamento di routine tipo il casa-lavoro quotidiano oppure un normale spostamento di famiglia. Si tratta delle condizioni nelle quali questo tipo di auto viene utilizzato maggiormente.

    Veleggiamento

    La marcia con indicatore EV verde acceso è frequente e anche il veleggiamento, cioè la marcia con sola trazione elettrica a velocità costante, in recupero di energia in discesa (come nella FOTO qui di seguito) o anche in leggera accelerazione senza accensione del motore a benzina, è facilmente realizzabile.

    Ecco il VIDEO del veleggiamento a bordo della Hyundai Kona Hybrid in prova reale su strada.

    Recupero di energia in frenata

    Il fatto che nella FOTO sia ritratta una fase di recupero è comprensibile guardando l’indicatore di sinistra con la lancetta sulla zona azzurra CHARGE.

    Hyundai Kona Hybrid vista guida EV

     

    Attivazione della Modalità sport

    La caratteristica che distingue e identifica questo modello, secondo me, è la possibilità di azionare il cambio a doppia frizione dalle palette dietro il volante e viaggiare in modalità sport.

    Nella mia prova, dopo la fase con caratteristiche di guida standard, mi interessa molto percorrere dei chilometri cambiando manualmente e sperimentando la guida frettolosa e nervosa.  Simulo quindi le condizioni di viaggio sotto pressione della fretta o con poco tempo a disposizione.

    Risposta eccellente in salita

    Scelgo due tratti, il primo è in pianura-discesa, l’altro in salita su stradine tortuose.

    Il primo tratto tratto che mi fa percepire una buona fluidità di marcia anche con l’indicatore SPORT acceso.

    Ma la vera differenza si vere nel secondo tratto, quello in salita. La modalità SPORT dimostra come il cambio reagisca con tempi decisamente inferiori e la velocità di risposta dell’auto in accelerazione. Il numero di giri al quale il sistema di controllo fa funzionare il motore è percettibilmente superiore rispetto a quando si marcia in ECO.

    Come riconoscere la Kona Hybrid

    La principale indicazione, guardando dall’esterno, è certamente la scritta hybrid in basso a destra sul posteriore della vettura, come si vede nella FOTO qui di seguito.

    Hyundai Kona Hybrid serie da dietro

  • Ferrari SF90 Stradale ibrida Plug-in mille cavalli grazie all’elettrico

    Amore Ferrari

    Finalmente è successo.

    Anche io, che sono innamorato delle Ferrari da quando ero piccolo, come moltissimi altri in tutto il mondo, ma che da un paio di decenni le vedevo scollate da quella che secondo me era l’innovazione decisiva in campo automobistico, con il singolo motore che andava trasformato in un vero e proprio sistema energetico multi-tecnologico, adesso posso tornare a dirmi Ferrarista. La serie speciale LaFerrari mi aveva già dato una piccola soddisfazione, dimostrando che se vuoi fare oggi una supercar, non puoi prescindere dall’elettrificarla.

    Però la Ferrari SF90 stradale è un’altra cosa. Non è una fuori serie, ma una Ferrari normale. Se questo si può dire per auto che costano come appartamenti in centro a Milano o a Roma. Ma si sa, il mito non è tale se non è inarrivabile. Inoltre non soltanto è ibrida-elettrica, cioè ha un motore a benzina e altri elettrici.

    Ma ha motori elettrici accostati alle due ruote anteriori e il modulo ibrido costituito dal V8 e dal terzo motore elettrico dedicato alla trazione posteriore. Quindi scompone il powertrain iniziando a metterne ogni pezzo dove i progettisti e i tester ritengono sia più opportuno. Dico iniziando perché questa è una strada senza ritorno. Se inizi a realizzare sistemi energetici invece che singoli motori, com’è successo a me, non torni più indietro. Il futuro è nei sistemi, non nelle singole macchine.

    Gli elementi del sistema

    Alla presentazione della Ferrari SF90 Stradale ibrida Plug-in a trazione integrale, chi ha il mio numero di telefono ne può essere testimone, ho inserito sul mio stato Whattsapp la foto della macchina e la scritta “The most fascinating energy system on Earth”, il più affascinante sistema energetico che ci sia oggi sul pianeta Terra. E lo confermo. Quella cuspide rossa è un sistema energetico, come una centrale termoelettrica a ciclo combinato cogenerativo, ma è anche passione, bellezza, storia, tradizione, qualità, prestazione, velocità. In una parola: Fascino. Nella SF90 Stradale ci sono alcuni elementi chiave.

    Motore V8

    Qui c’è poco da dire che non sia già noto. Il V8 Ferrari ha vinto per il quarto anno consecutivo il titolo di Engine of the Year a livello mondiale. Io sono nella giuria, lo conosco bene e ho visto come viene prodotto. Eccellenza pura.

    Batteria

    La batteria non è grandissima, non si può aggiungere troppa massa e allo stato attuale l’autonomia in sola modalità elettrica di 15 chilometri è data più per stupire col silenzio chi si aspetta il sound e creare suspence fuori e dentro l’auto su quando partirà il motore tradizionale, col suo inconfondibile rombo, che per reale convinzione. Molti a Maranello giurano che la Ferrari elettrica non ci sarà mai. E molti dicono di non volerla. Quei pochi chilometri servono forse resettare il pensiero pre-confezionato di queste persone. Vedremo se il silenzio pre-sound servirà a far cadere questi tabù. Oppure li rafforzerà.

    Motori elettrici

    Prima della presentazione dell’auto, in una puntata di Emissione Impossibile che realizzo con Alessandro Lago, direttore di Motor1.it, non si sapeva nulla della nuova Ferrari. Soltanto che sarebbe stata ibrida e che avrebbe raggiunto i 1000 cavalli di potenza. Quei due elementi secondo me significavano che doveva avere 3 o 4 motori elettrici, oltre al motore a pistoni. Per sfruttare la trasformazione da auto a motore a sistema energetico e per mettere a terra efficacemente una tale potenza. I motori sono 3, ma l’appetito viene mangiando e in prossimi modelli aspettiamocene 4 o 5, uno per ruota, più uno accoppiato al motore a combustione interna.

    Che futuro fa

    Il futuro della Ferrari è nella coerenza col suo passato. Ma l’interpretazione di questo concetto sarà oggetto di disputa tra chi crede che significhi conservazione totale della tradizione motoristica fatta di bielle e pistoni, e chi invece ritiene che il marchio debba essere capace di trasformare le sue abitudini. Con la SF90 hanno vinto questi ultimi, ma la partita è solo all’inizio.

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino

    La mia opinione è che la strada appena iniziata non debba essere assolutamente lasciata.

    Anzi. L’auto di ieri era composta da un motore, un telaio e quattro ruote. Ed era di una complessità incredibile per la sua epoca, riuscire a farla funzionare senza intoppi era vera conquista. Oggi la complessità è nell’integrazione di elementi storicamente diversi e incompatibili.

    Elettronica, informatica, telecomunicazioni, trazione elettrica, materiali avanzati, sicurezza, prestazioni, riciclabilità e zero emissioni.

    passione Ferrari

    Se avrà tutto questo, insieme alla storia, sarà una Ferrari. E sarà passione per sempre.

    Clicca qui e LEGGI anche il RUGGITO di Mario Cianflone sulla Ferrati SF90 Stradale.

  • Toyota e Lexus amano Venezia – Dossier

    È un connubio molto forte quello che lega il gruppo Toyota alla città di Venezia.

    Car sharing Yuko with Toyota

    Esattamente un anno fa, la casa nipponica, ha lanciato sul territorio il car sharing “YUKÕ with Toyota”, il primo car sharing Full Hybrid Electric in Italia. Il servizio, in dodici mesi, ha raggiunto quota 3.000 iscritti, dopo aver toccato quota 2.500 utenti a gennaio 2019. Dal primo giugno 2018, infatti, sono stati effettuati 7.900 noleggi (a 8 mesi dal lancio erano 4.900), di cui l’80% in modalità Station Based (Yuko One) e il 20% in modalità Free Floating (Yuko Way). Grazie alla tecnologia Full Hybrid Electric di Toyota sono state di conseguenza risparmiate circa 10 tonnellate di CO2, contribuendo a ridurre in modo drastico le emissioni di inquinanti in città grazie ai circa 240.000 chilometri percorsi per il 47,7% in modalità “zero emissioni”.

    Soddisfazione Toyota

    «La tecnologia Full Hybrid Electric di Toyota – dichiara Andrea Saccone, responsabile Relazioni Esterne della casa giapponese – è infatti in grado di ridurre le emissioni di ossidi di azoto (NOx) di oltre il 92% per Yaris Hybrid e del 96% per Prius Plug-in rispetto ai limiti oggi indicati dalla normativa prevista per l’omologazione. Ciò a riprova della efficacia di questa soluzione tecnologica per garantire una mobilità sostenibile».

    Il servizio di car sharing ‘YUKÕ with Toyota’ dispone di un parco di 50 vetture composto da Yaris Hybrid, Prius Plug – In Hybrid e un Toyota Proace Verso, con allestimento specifico per garantire l’utilizzo anche alle persone con mobilità ridotta.

    Il punto di vista del Comune di Venezia

    «Siamo non solo soddisfatti ma anche orgogliosi dei risultati raggiunti a un anno dall’introduzione del servizio ‘YUKÕ with Toyota’ – dichiara l’assessore alla Mobilità Renato Boraso – perché sfruttando tecnologie all’avanguardia e puntando forte sull’innovazione siamo stati in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini contribuendo anche alla salvaguardia dell’ambiente. Del resto collaborare con un’azienda leader a livello internazionale non può che garantire i lusinghieri risultati che stiamo presentando. È questa una delle ricette principali che l’Amministrazione Brugnaro sta sviluppando, ossia coinvolgere i privati nello sviluppo della città a tutto vantaggio dei suoi cittadini in un’ottica di sussidiarietà. Per questo intendiamo potenziare ‘YUKÕ with Toyota’ introducendo nello stesso tempo tariffe ancora più convenienti, augurandoci di continuare a lavorare fianco a fianco con il gruppo giapponese per ulteriori progetti che permetteranno a Venezia di presentarsi ancora più come una città sinonimo di innovazione e sguardo all’avanguardia verso il futuro».

    Bilancio dei primi 12 mesi

    «Il bilancio dei primi 12 mesi di esperienza di YUKÕ per noi è positivo e per questo ringraziamo il Comune di Venezia e tutti i cittadini che hanno utilizzato questo servizio e che, con le loro segnalazioni, ci hanno fornito preziosi spunti di miglioramento – sottolinea il Responsabile Relazioni Esterne di Toyota Andrea Saccone. Questo ci permette di crescere nella qualità di un servizio che si è rivelato una delle azioni concrete principali che il nostro gruppo sta sviluppando per raggiungere i propri ambiziosi obiettivi in termini di mobilità sostenibile. Il secondo anno del servizio si apre all’insegna delle novità – aggiunge Saccone. Oltre che nuovi pacchetti e servizi, ci sarà un parziale rinnovo della flotta Hybrid messa a disposizione dei nostri clienti. Siamo certi che con il nuovo modello che stiamo pensando di introdurre riusciremo a soddisfare anche le necessità di un pubblico più esigente».

    Nuove tariffe speciali

    A breve saranno infatti rilasciate sulla app del servizio nuove “tariffe speciali” per il noleggio di un intero weekend, di una settimana o, su richiesta, di un intero mese: “Grazie a queste nuove proposte i clienti YUKÕ potranno utilizzare il servizio per periodi più lunghi, con la tranquillità di sostenere un costo fisso predefinito e allo stesso tempo estremamente conveniente – spiega Saccone. Nella fattispecie, selezionando la ‘Tariffa Weekend’, nella fase di prenotazione potrà essere noleggiata una Yaris Hybrid dal primo pomeriggio del venerdì alla mattina del lunedì per soli 100 euro, comprensivi di 250 chilometri. Ma anche per chi avrà la necessità di utilizzare il servizio per brevi periodi anche durante la settimana, la ricca offerta dei ‘Pacchetti Risparmio’ consentirà di pre-acquistare (sia sul sito che tramite la app) crediti di guida YUKÕ, ottenendo una scontistica sulle tariffe base fino al 20% – continua. Quindi, per esempio, il cliente che pre-acquista un Pacchetto Risparmio YUKÕ 200 (200 euro di crediti di guida al costo di 160 euro, 20% di sconto) e decide di prenotare l’auto per un weekend, selezionando la tariffa dedicata, sosterrà una spesa reale complessiva di 80 euro. Queste soluzioni di risparmio, nuove e flessibili, rappresenteranno un ulteriore driver di crescita del gradimento e dell’utilizzo del servizio – conclude il Responsabile Relazioni Esterne di Toyota – il tutto per i clienti privati ma anche per le aziende che, oggi, possono ridurre sensibilmente il loro costo totale di mobilità utilizzando i servizi di auto in condivisione”.

    App Yuko Toyota venezia

    Ma quella del car sharing non è l’unica attività che lega inscindibilmente il gruppo nipponico alla città sull’acqua.

    Lexus e la mostra del cinema

    Per il terzo anno consecutivo, Lexus è sponsor della 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – La Biennale di Venezia, che si svolgerà al Lido dal 28 agosto al 7 settembre 2019, e che vedrà la regista argentina Lucrecia Martel Presidente della Giuria internazionale del Concorso.

    Manifesto Lexus Venezia 2019

    In questa occasione sarà protagonista il nuovo Lexus UX Hybrid, primo SUV dinamico compatto ibrido elettrificato del segmento C SUV premium, che sarà affiancato dall’ammiraglia Lexus LS, dalla berlina Lexus ES Hybrid e dal luxury Lexus suv RX. Come Auto Ufficiale dell’evento, durante tutta la Mostra, Lexus avrà il privilegio di accompagnare attori, registi e volti noti del cinema fino al red carpet. Lo farà con 35 vetture, tutte dotate di Tecnologia Full Hybrid Electric.

    «Per il terzo anno consecutivo Lexus è sponsor della Mostra del Cinema di Venezia, la più importante rassegna cinematografica italiana e una delle principali al mondo – ha dichiarato Fabio Capano, Director Lexus Division – a conferma di come la magia del cinema si unisca alla capacità di Lexus di stupire ed emozionare, combinando livelli di artigianalità, qualità e tecnologia ai vertici del mercato. Questa ricerca si sposa perfettamente con iniziative e appuntamenti come questo, che assicurano e trasmettono ai nostri clienti un’esperienza con un forte senso di esclusività, in linea con l’”Experience Amazing» di Lexus.

    Il Suv compatto Lexus UX Hybrid

    Lexus UX Hybrid è il primo suv compatto proposto in Italia esclusivamente con tecnologia Full Hybrid Electric. Presenta un sistema ibrido elettrico di quarta generazione che abbina un nuovo motore benzina 2.0L a ciclo Atkinson con un potente motore elettrico (80kW) per una potenza complessiva di 184 CV, il migliore rapporto prestazioni/consumi e i più bassi livelli di emissioni CO2 e degli ossidi di azoto NOx della categoria*. È il primo modello progettato sulla piattaforma Global Architecture-C sviluppata per assicurare i massimi livelli di sicurezza, stabilità e piacere di guida.

  • Perché l’Europa sceglie l’elettrico

    I costruttori di auto europei, mentre cercano di difendere la loro indubbia supremazia tecnologica nel campo dei motori a gasolio a livello mondiale, hanno ora di fronte la necessità di elettrificare la gamma. E di riuscire a farlo velocemente.

    I traguardi fissati dall’Unione Europea per la riduzione delle emissioni di CO2, infatti, sono molto difficili da raggiungere. Dal 2021 le auto nuove immatricolate nei paesi dell’Unione dovranno avere in media emissioni di anidride carbonica inferiori ai 95 g/km. Entro il 2030 si dovrà arrivare molto vicino ai 60 g/km.

    Meno Diesel, più problemi

    Questo richiede uno sforzo enorme, visto che gli ultimi dati disponibili a livello europeo dicono che nel 2017 il livello medio di emissioni delle auto nuove in Europa è stato di 118,5 g/km. Mancano cioè 23,5 g/km per arrivare all’obiettivo.

    Un’enormità. E la riduzione della quota di mercato dei modelli Diesel, più parchi nei consumi e quindi portatori di livelli di CO2 emessa relativamente limitati, non aiuta sicuramente.

    Come ha già fatto vedere l’incremento delle emissioni medie tra il 2016 e il 2017, quando la discesa della quota di mercato dei diesel si è fatta significativa sui grandi mercati e – per la prima volta dal 2009 – le immatricolazioni delle auto a benzina hanno superato quelle dei modelli a gasolio (53% a benzina, 45% Diesel). Mentre la potenza media dei nuovi veicoli arrivati su strada ha continuato a crescere.

    Questo anche a causa dello spostamento del mercato verso i Suv in tutti i segmenti e delle accresciute richieste in termini di dotazioni di bordo. Un mercato europeo fatto di auto più grandi, pesanti e potenti, quindi. E con sempre meno Diesel. Che però deve riuscire a consumare mediamente molto meno combustibile.

    Gli sfidanti. Forze e debolezze.

    Un grande rebus, insomma. Che ha però una soluzione ormai chiara a tutti, l’auto si deve elettrificare. Motori elettrici, batterie e sistemi di controllo dei flussi di potenza possono però entrare in gioco in vario modo, al fianco delle motorizzazioni tradizionali a benzina e gasolio.

    Il mix di vendita obiettivo dei marchi europei, è suddiviso tra Mild Hybrid, ibride Plug-in e auto esclusivamente elettriche. Non c’è quindi il Full-Hybrid, che rimane per ora appannaggio di giapponesi e coreani. Con una sola eccezione in Europa. Quella della Renault che arriverà con il sistema E-Tech l’anno prossimo sulla nuova Clio e sulla Megane, e lo renderà disponibile sia in versione Full Hybrid, sia Plug-in Hybrid.

    Mild-Hybrid

    L’ibrido leggero consente di ridurre del 10-15% le emissioni di CO2 dei modelli convenzionali Diesel e benzina, che così possono rimanere in gamma senza rovinare troppo la media.

    Plug-in Hybrid ed Elettrico puro

    Una crescente quota di modelli diventa intanto ad emissioni molto basse o addirittura nulle, come nel caso delle elettriche.

    La strategia

    Da un punto di vista matematico i conti possono tornare, perché riuscendo a avere clienti per un numero adeguato di auto con emissioni estremamente ridotte o nulle, certamente si può continuare ad avere a listino ancora per alcuni anni anche modelli con emissioni molto vicine a quelle attuali.

    L’incognita

    E’ tutta da vedere, però, la fattibilità economica. Perché le auto ibride Plug-in e le elettriche costano ancora molto. Senza tralasciare il fatto che anche l’infrastruttura di ricarica deve svilupparsi in fretta, e in questo caso la partita diventa soprattutto politica e si gioca in buona parte nei singoli paesi.

  • Kia e-Niro Crossover 100% elettrico compatto – Dossier

    Kia Niro Elettrico anche in Europa

    Dopo il reveal mondiale in Corea lo scorso anno ed il debutto europeo ad ottobre, in occasione del salone di Parigi, è arrivata anche in Italia la versione elettrica della Kia Niro.

    Nata inizialmente con il nome di Niro EV (il concept fu presentato nel 2018 al Ces di Las Vegas), poi trasformato in e-Niro, per sottolineare la sua vocazione “a zero emissioni”, il crossover compatto della casa coreana si distingue soprattutto per la sua autonomia che arriva fino a 450 km a emissioni zero.

    Kia e-Niro mare

    Omologazione sul ciclo WLTP

    Questa vale per il ciclo WLTP (il protocollo Worldwide Harmonized Vehicle Vehicle Test Procedure) che viene ora utilizzato per l’approvazione del tipo di veicoli nell’ambito del sistema di omologazione dell’Ue.

    La nuova procedura per misurare il consumo di carburante e le emissioni di CO2 e di inquinanti dei veicoli. Va a sostituire la precedente procedura di certificazione NEDC, in vigore dal 1992.

    Questo nuovo protocollo di test di laboratorio verrà completato dalla misurazione delle emissioni di inquinanti nell’utilizzo reale: Real Driving Emission RDE.

    Disponibili tutti i livelli di elettrificazione

    La variante elettrica del crossover si va ad aggiungere alle versioni ibrida e ibrida plug in, arricchisce così la proposta green della casa automobilistica coreana.

    Le caratteristiche

    Le dimensioni restano pressoché invariate rispetto al modello tradizionale: lunga 4,37 metri, larga 1,80 metri e alta 1,56, la Kia e-Niro è best in class per la sua spaziosità con un vano bagagli che ha una capacità totale di 451 litri (che possono diventare 1.405 abbattendo la fila di sedili posteriori). 

    Kia e-Niro frontale

    Design

    Esteticamente il design esterno trova la massima espressione nel frontale che conserva una griglia a “naso di tigre” senza alcuna apertura.

    Spiccano anche gli scudi paraurti ridisegnati, le nuove prese d’aria e le luci di marcia diurna a forma a forma di freccia. Nuovi anche i cerchi in lega di alluminio da 17 pollici bicolori diamantati mentre nel posteriore i designer hanno lavorato sul paraurti posteriore nel quale sono stati inseriti dettagli in azzurro, quasi a voler ricordare l’anima green di questa vettura.

    Azzurro è il colore dell’elettrificazione

    Anche all’interno, le differenze con i modelli termici e ibridi sono minime: il fil rouge con l’esterno è ricreato dalla presenza di numerosi dettagli in azzurro.

    Tutto nuovo, invece, il quadro strumenti che è completamente digitale e che consente di gestire anche l’unità elettrica.

     Al centro campeggia uno schermo da 7 pollici con le funzioni di infotainment e la compatibilità con Apple CarPlay e Android Auto, utile per la connessione degli smartphone a bordo. 

    Sempre dalla consolle è poi possibile selezionare la risposta della Niro elettrica tramite il sistema Drive Mode che consente di scegliere tra quattro differenti stili di guida: Eco, Eco Plus, Normal e Sport.

    Due livelli di potenza e capacità delle batterie

    Per quanto riguarda l’unità propulsiva, sono due le potenze offerte su questo modello.

    Versione con Batteria 39,2 kWh

    Si parte quindi con un’unità elettrica standard da 136 CV di potenza e 395 Nm di coppia, alimentata da una batteria da 39,2 kWh che consente alla e-Niro un’autonomia di 289 Km.

    Versione con Batteria 64 kWh

    Il motore più performante della versione Kia e-Niro Long Range racconta invece di una potenza di 204 CV e sempre 395 Nm di coppia massima.

    Il pacco batterie in questo caso è ancora più grande, da 64 kWh – buoni a garantire un’autonomia di oltre 450 Km. 

    Con questa ultima versione, decisamente più potente, è possibile ricaricare la e-Niro  dal 20% all’80% utilizzando un sistema fast charger da 100 kW in solo 42 minuti.

    Frenata rigenerativa

    Altra caratteristica che si apprezza al volante del nuovo crossover elettrico di Kia è il sistema frenante rigenerativo intelligente che recupera energia cinetica e ricarica il pacco batteria mentre si guida o frena.

    Con i paddle dietro al volante si possono scegliere 5 livelli di rigenerazione: Off, Level 1, Level 2, Level 3 e One Pedal (che consente l’utilizzo dell’acceleratore per rallentare fino all’arresto del veicolo).

     

  • Honda e, il nuovo inizio. Elettrificazione al 100% entro il 2025

     

    Semplicemente e, in corsivo. Così si chiamerà la nuova elettrica di Honda, la prima di una nuova generazione che permetterà alla casa giapponese di avere il 100% di modelli elettrificati in Europa già nel 2025. La Honda e porterà a compimento il percorso tecnico e stilistico iniziato al Salone di Francoforte del 2017 con la EV concept e proseguito con la “e concept”, mostrata all’ultimo Salone di Ginevra e che anticipa in tutto e per tutto il modello di serie atteso in vendita per il 2020. Honda afferma di avere già 39mila manifestazioni di interesse e prepara il terreno distillando notizie su un’auto che riprende gli stilemi della N360 del 1967, ma sfrutta la prima piattaforma sviluppata da Honda per auto elettriche.

    Honda e piattaforma

    Guardare dietro

    Avrà il motore posteriore, le sospensioni in alluminio e un baricentro basso con le masse perfettamente ripartite tra i due assali grazie al posizionamento sotto il pavimento della batteria che è raffreddata a liquido. Ha una capacità di 35,5 kWh per un’autonomia di oltre 200 km e si potrà ricaricare all’80% in 30 minuti attraverso una presa CCS2 posizionata sotto lo sportellino che si trova sulla parte anteriore della vettura. Da un lato dunque viene confermata la visione, tipicamente giapponese, dell’auto elettrica come cittadina e non oltre, dall’altro viene adottato lo standard europeo di ricarica al posto del giapponese CHADeMo. Non ancora comunicato invece il fornitore per le celle al litio della batteria. Due sono le opzioni possibili: Blue Energy, ovvero la joint-venture costituita nel 2009 tra Honda e GS Yuasa, o CATL, leader mondiale con il quale la casa giapponese ha stabilito il febbraio scorso un contratto di fornitura per 56 GWh da qui al 2027.

    Honda e Side Camera Mirror System

    Soprattutto ibrido

    Entro il 2030 la metà delle Honda vendute nel mondo sarà elettrificata e un altro 15% sarà ad emissioni zero (elettrico e idrogeno). Stime dunque più prudenziali di altri costruttori, che tengono conto della presenza globale di Honda e della consapevolezza che l’auto elettrica non potrà e – forse – non dovrà essere a buon mercato, mentre l’ibrido avrà uno sviluppo esponenziale. La e infatti ha tutte le caratteristiche di un prodotto di alto profilo, perché sarà lunga 3,9 metri, anche per la plancia mescolerà il design retrò con la migliore tecnologia e avrà di serie i retrovisori sostituiti da telecamere, una soluzione adottata anche dall’Audi E-Tron e che sulla giapponese migliora i consumi del 3,8%, valore notevole per un’auto destinata a contesti urbani. Dall’altro lato, dopo il lancio dell’ibrido su CR-V (una delle auto più vendute al mondo), entro la fine dell’anno sarà il turno della Jazz.

    Honda Jazz Hybrid scritta

    Le occasioni mancate

     

    In realtà, è un ritorno visto che una versione ibrida è già esistita tra il 2010 e il 2013 senza che nessuno o quasi se ne accorgesse. La nuova Jazz ibrida sarà presentata entro la fine dell’anno e ha ben altre intenzioni: sfidare la Yaris Hybrid e la Renault Clio E-Tech riprendendo un discorso avviato molti anni fa. La Honda infatti iniziò il suo processo di elettrificazione con l’ibrido e la Insight nel 1997, contemporaneamente alla Toyota Prius. Tecnologicamente era un vero e proprio gioiello e aveva un’aerodinamica da primato (cx di 0,25), ma fu poco più di un esperimento. Più realistica fu la seconda Insight, ma non fu il successo che la casa giapponese si aspettava. Ancora meno lo è stata la CR-Z, una piccola sportiva che sarà ricordata come la prima – e forse l’ultima – ibrida con il cambio manuale.

    Honda Insight

    La visione e il mercato

    Riservata al mercato giapponese è la HR-V ibrida (che lì si chiama Vezel) mentre la Accord ibrida è venduta solo sul mercato domestico e in Nordamerica dove ci sono anche la Insight di terza generazione e le Acura RLX e MDX. La Honda NSX, con il suo sistema composto da un V6 biturbo e 3 motori elettrici da 581 cv, è evidentemente un prodotto esclusivo. Storicamente più chiara appare la visione relativa all’idrogeno: la FCX del 1999 è stata infatti la prima fuel cell ad essere omologata e l’attuale FCX Clarity è una delle auto ad idrogeno più avanzate, oltre ad essere offerta in versione elettrica e ibrida plug-in. Non parliamo certo del modello in grado di fare il mercato e di portare le emissioni medie di Honda sotto la soglia fatidica dei 95 g/km di CO2 entro il 2021.

    Honda Clarity Fuel Cell

  • L’Ibrido Plug-in è un ponte verso il futuro – Il Ruggito

    Di Mario Cianflone – Giornalista del Sole 24 Ore

    Perché ci piace l’ibrido plug-in?

    La risposta è semplice: è un compromesso accettabile, una soluzione intelligente che abbina il meglio di due mondi, anzi di tre visto che le auto PHEV, alias plug-in hybrid electric vehicle, sono tre macchine in una. Una ibrida classica dove l’elettrico aiuta il termico, una auto a batteria a corto raggio, circa 50 km, per muoversi in città senza inquinare (parliamo di polveri ed NOx, non di CO2) e una vettura benzina o turbodiesel che viaggia ovunque, consuma poco e non fa venire patemi da range anxiety come le elettriche.

    E in questo ultimo ambito stiamo aspettando le reali autonomie sul campo delle compatte di nuova generazione come le gemelle diverse Peugeot 208 ed Opel Corsa in edizione EV.

    Le plug-in in hybrid, inoltre, convincono per un’altro punto che afferisce al loro impatto industriale. Non sono disruptive come le elettriche pure che per la loro natura di auto semplici desertificano la filiera vaporizzando posti di lavoro.

    Le PHEV, invece, mantengono, anzi aumentano, la complessità costruttiva garantendo la sopravvivenza di aziende di componenti e dei loro lavoratori.

    Insomma, sembrano essere il ponte perfetto verso il lontano futuro full electric.

    Peccato per il prezzo. Costano davvero care. Forse troppo.

    Clicca qui e LEGGI l’articolo con VIDEO Plug-in Hybrid e Full Hybrid, quale scegliere.

  • L’auto Mild-Hybrid è ibrida?

    Si sta diffondendo l’auto ibrida con tecnologia Mild-Hybrid su auto con motore a combustione interna sia a benzina, sia Diesel.

    La troveremo sempre più presente nei listini di tutte le case per modelli di varie dimensioni, anche se l’interesse maggiore è per veicoli compatti e di media taglia. Proprio qui, infatti, grazie alla tecnologia Mild-Hybrid, con un incremento di costo – e quindi di prezzo – piuttosto contenuto e solitamente valorizzato sul mercato attorno ai mille euro, si riesce ad ottenere un buon risultato in termini di abbassamento dei consumi e delle emissioni. Questo per i dati di omologazione che interessano le case costruttrici in vista dei limiti alle emisissioni di CO2 previsti in Europa dal 2021in poi.

    L’ibrido Mild-Hybrid

    Ma vediamo com’è fatto e come funziona un ibrido Mild-Hybrid, se può essere definito ibrido, visto che secondo molti questo non è corretto, e se dà realmente dei benefici su strada, oppure è soltanto una soluzione valida nei test di omologazione.

    Com’è fatto

    La soluzione Mild Hybrid prevede che accanto al motore a benzina o Diesel arrivi un motore elettrico, alimentato da batterie, e il tutto sia governato da un sistema di controllo della potenza. Le batterie sono più grandi della tradizionale batteria di avviamento, ma comunque non molto grandi e non troppo costose. Anche il motore elettrico ha potenze di pochi kW, da 2-3 fino a 10-12, quindi molto meno rispetto al motore tradizionale al quale si affianca.

    Come funziona

    In fase di partenza da fermo il motore elettrico aiuta quello termico erogando potenza, che per la motorizzazione elettrica è massima proprio a basso numero di giri. In molte soluzioni, il motore elettrico è anche in grado di muovere da solo l’auto quando questa è già lanciata e viaggia a velocità costante. Si tratta del veleggiamento, cioè della condizione nella quale la macchina – essendo già in velocità e su percorso pianeggiante, se non in leggera discesa – ha bisogno di poca energia per poter mantenere l’andatura e questa arriva soltanto dall’elettrico, a motore a benzina o diesel spento.

    E’ ibrido oppure no?

    Beh, visto che la definizione di ibrido prevede che ci siano due motorizzazioni capaci entrambe di inviare potenza alle ruote e contribuire alla trazione, la risposta è sì. Il Mild Hybrid è un tipo di ibrido. Ibrido leggero, come dice il nome, ma ibrido.

    Benefici reali, oppure no

    L’economia di combustibile, quindi la riduzione delle emissioni – sia di CO2, sia di inquinanti dannosi alla salute umana – è inferiore rispetto ai Full-Hybrid. Però un beneficio c’è ed è misurabile su strada. Lo si deve allo stop e start, più veloce, confortevole ed efficace che nei sistemi non ibridi, all’aiuto del motore elettrico che arriva proprio in partenza quando il motore benzina o diesel è meno efficiente e più inquinante e al veleggiamento se disponibile, perché non tutti i Mild Hybrid lo garantiscono. Se si guida in città, il sistema garantisce mediamente dall’8 al 15% di riduzione dei consumi e delle emissioni. Dipende da quanto è potente il motore elettrico rispetto a quello termico, dallo stile di guida, dalla tecnologia a 12 o a 48 Volt, dall’integrazione più o meno diretta nella trasmissione.

    Che futuro fa

    Nel futuro prossimo sempre più motori benzina e diesel saranno dotati di Mild Hybrid. La tecnologia ibrida, ancora oggi vista da alcuni come qualcosa di esotico per l’automobile, entrerà nella normalità. Le case hanno infatti bisogno di abbassare le emissioni dei loro modelli per rispettare i limiti degli anni 2020. Gli automobilisti vogliono auto che consumino meno e rispettino di più l’ambiente. E saranno via via meno scettici nei confronti dell’elettrificazione.

    Dico la mia, perché le cose possono cambiare. E spesso è meglio che cambino.

    Io penso che il prossimo passo, una volta sdoganata definitivamente la tecnologia ibrida, sia nella comprensione dei diversi tipi di ibrido, dei livelli di elettrificazione e delle reali esigenze che si hanno nel proprio utilizzo.

    Anche il legislatore e le amministrazioni locali sono chiamati a studiare e ad adeguare le loro decisioni. Non basterà più soltanto essere ibridi per poter accedere a dei vantaggi fiscali o di circolazione e parcheggio.

    Conterà la capacità reale dell’auto di viaggiare in modalità zero emissioni. E di farlo con sempre maggiore incidenza rispetto al totale.