fbpx
  • Intrigo cinese in Europa, auto elettrica a batterie e non a idrogeno

    C’è un vero e proprio intrigo cinese dietro le grandi manovre che stanno interessando l’auto elettrica a batterie nel confronto, soprattuto in Europa, con l’auto a idrogeno.

    Anzi, contro l’auto a idrogeno. Perchè se in un futuro fatto di fonti rinnovabili e vettori energetici utilizzabili a zero emissioni c’è chiaramente spazio per entrambe le soluzioni, nell’auto c’è chi non la pensa così.

    Clicca qui e leggi Oltre il petrolio, siamo nell’era dei vettori energetici.

    Cina leader dell’elettrico a batterie

    L’intrigo cinese su auto elettrica a batterie e a idrogeno parte dal dato di fatto che la Cina è leader mondiale nel settore delle batterie al litio. Non soltanto nella produzione ma ormai anche nello sviluppo, nonché nell’approvvigionamento dei materiali chiave. Dal litio, al cobalto, al nichel e al manganese.

    Una filiera ben costruita e difesa con decisione e abilità dal governo di Pechino.

    Xi Jinping parata cinese

    Corea e Giappone avanti sull’idrogeno

    La Cina adesso passa però dalla difesa all’attacco.

    In prima linea nell’auto elettrica mondiale ci sono anche i Coreani e i Giapponesi. Entrambi – come la Cina – vantano un’industria di primo piano per lo sviluppo e la produzione delle batterie e delle auto.

    La coreana Hyundai e la giapponese Toyota sono però leader anche nel campo dell’auto a idrogeno, con la Hyundai Nexo e la Toyota Mirai che rappresentano i riferimenti mondiali dell’avanzamento tecnologico nella trazione con fuel cell.

    Clicca qui e leggi Hyundai Nexo a idrogeno, la mia prova su strada in centro a Milano.

    Clicca qui e leggi Toyota Mirai a idrogeno, un’auto del futuro – la mia prova faccia a faccia.

    La stessa cosa non vale, al momento, per le case auto cinesi. Ma proprio nel 2019 è partito un programma nazionale di sviluppo nel settore che mira a un milione di vetture a idrogeno in Cina entro il 2030.

    L’intrigo cinese parte dall’Europa

    In Europa le case auto cinesi hanno acquisito importanti quote di proprietà in marchi di primissimo piano.

    Intrigo cinese auto l'elettrica e idrogeno

    L’intrigo cinese su auto elettrica a batterie e a idrogeno, quindi, trova proprio qui da noi il suo terreno ideale. Apparentemente neutrale rispetto ai mercati interni di Cina, Corea e Giappone ma in realtà molto sbilanciato.

    La Volvo è controllata dalla cinese Geely, che ha una partecipazione molto forte anche nella Daimler e ha portato direttamente in Cina la sede della Smart.

    La cinese Dongfeng è azionista di primo piano della PSA (Peugeot, Citroen, Opel, DS) e anche la gloriosa Lotus appartiene da qualche anno al gruppo Geely.

    Daimler abbandona le auto a idrogeno

    La notizia di questi giorni per quanto riguarda l’idrogeno è nell’alleanza tra Volvo e Daimler per produrre camion fuel cell. Nel settore del trasporto su gomma a lunga percorrenza l’idrogeno è in effetti candidato al successo nel prossimo decennio.

    In Europa lanceranno veicoli pesanti a idrogeno proprio la Toyota e la Hyundai. E anche la Iveco sarà sul mercato nei prossimi anni grazie all’accordo con l’americana Nikola in un’operazione nella quale è presente anche la Bosch.

    Camion elettrico a idrogeno Nikola Bosch

    Se si accelera sul camion, però, in Europa si frena sull’auto a idrogeno. La Daimler infatti, ha annunciato l’abbandono delle auto con celle a combustibile, di cui è stata pioniera fin dalla prima generazione delle celle con tecnologia PEM alla fine degli anni Novanta.

    La regia della cinese Geely in tutto questo appare determinante. Il gruppo cinese, possiede il 7,9% di Volvo Group (con il 15,7% di diritto di voto) e il 9,7% di Daimler attraverso la Tenaciou3 Prospect Investment Ltd.

    Clicca qui e leggi Daimler con Volvo per i camion a idrogeno, ma abbandona le auto fuel cell.

    Il disegno cinese, imporre l’auto elettrica e imparare sull’idrogeno

    La strategia è presto detta. La Cina utilizza al massimo delle sue possibilità l’influenza sull’auto europea per far avanzare l’auto con batterie ricaricabili.

    Garantisce così un grande mercato alle sue potenzialità sulle batterie al litio e permea profondamente l’industria europea anche dal punto di vista tecnologico, oltre che finanziario.

    Intrigo cinese auto elettrica e idrogeno

    Al tempo stesso fa rallentare l’Europa sull’auto a idrogeno, togliendo possibili sbocchi a Coreani e Giapponesi. E limitando anche l’ulteriore avanzamento tecnologico dell’industria europea nel settore, quando invece le conoscenze da noi in quest’area sono tradizionalmente di primo livello.

    Per l’idrogeno in Europa rimane così soltanto la nicchia dei camion, dove è più facile essere competitivi visti i diversi spazi a bordo e il minor peso economico dell’infrastruttura di rifornimento. Dove quindi anche i marchi cinesi potranno presto trovare spazio.

    Mentre l’auto a idrogeno può crescere indisturbata e in modo controllato sul mercato interno, quello cinese. Accompagnando l’industria nazionale in una crescita tecnologica che, quando sarà il momento, la renderà protagonista anche in questo…

  • Daimler con Volvo per i camion a idrogeno, ma abbandona le auto fuel cell

    Daimler decide che di mettersi con Volvo per l’idrogeno, ma con due sorprese. L’accordo riguarda solo i mezzi pesanti e i tedeschi hanno deciso di disinvestire dalle fuel cell per le automobili. Daimler Truck AG e Volvo Group hanno firmato un accordo preliminare non vincolante per stabilire una nuova joint-venture.

    Martin Daum e Martin Lundstedt

    Il nome dunque non c’è ancora, ma lo scopo è sviluppare, produrre e commercializzare sistemi fuel cell per mezzi pesanti e altri utilizzi. L’operazione è, in realtà, la cessione da parte di Daimler di metà della propria divisione dedicata, Mercedes-Benz Fuel Cell GmbH, per 600 milioni di euro cash.

    Quegli strani incroci

    Entrambe le aziende hanno due cose in comune: la visione di un trasporto carbon neutral in Europa per il 2050 e il maggior azionista rispettivo, ovvero Geely. Il gruppo cinese, oltre a possedere il 7,9% di Volvo Group (con il 15,7% di diritto di voto) e il 9,7% di Daimler attraverso la Tenaciou3 Prospect Investment Ltd.

    Entrambe poi hanno avuto o hanno a che fare con Nissan e Ford e Renault. Volvo Group nel passato, Daimler ancora visto che l’Alleanza Renault/Nissan (e Mitsubishi) ne hanno il 3,1% delle azioni e i giapponesi, insieme proprio a Ford, sono – o meglio erano – alleati di Daimler proprio per l’idrogeno.

    Idrogeno, pesante è più leggero

    Questo accordo conferma che l’idrogeno è la via maestra per l’elettrificazione del trasporto pesante e anche per quello commerciale. Anche altri attori si stanno muovendo in questa direzione. Nel dualismo (parzialmente apparente) tra elettrico ed idrogeno, i mezzi pesanti guardano di più a quest’ultimo.

    Daimler Truck fuel cell

    I vantaggi fondamentali sono nei tempi di rifornimento e nel packaging del veicolo. Per quanto possano innalzarsi le potenze di ricarica, batterie grandi vogliono dire grandi masse e grandi quantità di calore da gestire durante le fasi di ricarica quanto più si innalzano le potenze di ricarica.

    I due colori dell’idrogeno

    Nel mezzo ad idrogeno ci sono alcuni elementi incomprimibili come la forma cilindrica dei serbatoi: sull’automobile sono un limite, su un camion assai meno. Al crescere delle dimensioni, questo fattore diventa meno influente offrendo, al contrario, una densità di energia superiore rispetto alle batterie.

    Mercedes fuel cell

    Mercedes e Volvo guardano fondamentalmente a due modi di produrre l’idrogeno, anzi a due colori. L’idrogeno verde è prodotto presso la stazione di rifornimento dall’idrolisi dell’acqua. L’idrogeno blu è un procedimento che prevede invece la cattura dell’anidride carbonica pareggiandone l’impronta.

    Cinesi, molto più che ombre

    L’accordo sarà ratificato entro la fine del 2020 e coincide con un annuncio forse più clamoroso. Daimler infatti abbandona lo sviluppo dell’idrogeno per le vetture dopo esserne stato uno dei maggiori sostenitori anche attraverso soluzioni innovative come l’ibrido plug-in con batteria ricaricabile e stack sulla GLC F-Cell.

    Mercedes-Benz GLC F-CELL

    La decisione si iscrive nel piano di ristrutturazione che Daimler sta mettendo in atto. Nella strategia Ambition2039, che punta ad avere l’intera flotta di auto nuove ad impatto zero, l’idrogeno compare ancora. Sta di fatto che, con BAIC al 5%, il 15% degli azionisti di Daimler sono cinesi dunque filo auto elettrica.

    Geely sempre più forte e presente

    Questa decisione è un punto a favore dell’auto elettrica contro quella ad idrogeno. Al di fuori di ogni plausibile speculazione, l’operazione Daimler-Volvo per i mezzi pesanti rafforza Geely e il suo ruolo nell’industria europea dove sta componendo rapidamente una presenza ampia, variegata e strategica.

    Mercedes GLC F-Cell
  • Lotus Evija, l’auto più potente al mondo sarà ad emissioni zero

    La Lotus con lo sviluppo della Lotus Evija si sta reinventando a emissioni zero. Lo si sapeva dal maggio dello scorso anno. Il nome in codice era Type 130, il progetto era conosciuto con il nome di Omega. Ora si sa che si chiamerà Evija e sarà un hypercar elettrica con 4 motori da 2.000 cavalli prodotta in 130 esemplari. Così dunque vuole tornare agli antichi fasti la famosa factory fondata nel 1948 da Anthony Colin Bruce Chapman e dal 2017 in mano alla Geely.

    Il nome in codice era Type 130, il progetto era conosciuto con il nome di Omega. Ora si sa che si chiamerà Lotus Evija e sarà un hypercar elettrica con 4 motori da 2.000 cavalli prodotta in 130 esemplari

    Lotus Evija
    Il primato dei primati

    La Evija ha moltissimi primati. In capo alla lista c’è proprio il fatto di essere la prima Lotus nata sotto la nuova proprietà che ha nel suo portafoglio anche Volvo, Polestar, Lynk & Co, Proton e marchi meno conosciuti come London EV Company e Yuan Cheng Auto oltre ad avere il 9,69% di Daimler ed essere padrona a metà della Smart. La Evija è anche la prima Lotus con porte a diedro e sistema infotelematico aggiornabile over-the-air, la prima auto al mondo con i fari laser anche per gli anabbaglianti. È anche il nome esprime un primato: deriva da Eva che nella Bibbia è la prima donna e in ebraico significa “prima fra i viventi”.

    Essere la prima Lotus nata sotto la nuova proprietà che ha nel suo portafoglio anche Volvo, Polestar, Lynk & Co, Proton e marchi meno conosciuti come London EV Company e Yuan Cheng Auto oltre ad avere il 9,69% di Daimler ed essere padrona a metà della Smart

    Lotus Evija
    Il carbonio italiano

    La Evija è anche la prima Lotus stradale con scocca in fibra di carbonio. È in un sol pezzo, pesa solo 129 kg ed è prodotta dalla CPC di Modena, azienda specializzata nei materiali compositi e controllata al 44% dalla Mitsubishi Chemical. Non è sicuramente la prima Lotus in carbonio in assoluto: ci fu la Type 88 di Formula 1 del 1981 guidata da Elio De Angelis e Nigel Mansell. Alla Lotus si deve la Elise del 1995, la prima con telaio in alluminio estruso e rivettato ancora utilizzato e base per la prima Tesla, la Roadster.

    Lotus Evija
    Emblema del motorsport britannico

    Nel campo delle Formula 1, la Type 25 del 1963 fu la prima monoposto dotata di motore con funzione portante, la Type 78 introdusse l’effetto suolo e la Type 92 le sospensioni attive. Era il 1983 e Colin Chapman era morto l’anno prima a 57 anni, ma rimangono consegnate alla storie le sue idee. Frasi come “Aggiungere potenza ti rende più veloce sui rettilinei. Sottrarre peso ti rende più veloce ovunque” o “Semplifica e aggiungi leggerezza” sono la quintessenza del motorismo inglese “telaistico” e “funzionalistico”, il contraltare di quello “motoristico” ed “estetico” italiano.

    Frasi come “Aggiungere potenza ti rende più veloce sui rettilinei. Sottrarre peso ti rende più veloce ovunque” o “Semplifica e aggiungi leggerezza” sono la quintessenza del motorismo inglese “telaistico” e “funzionalistico”, il contraltare di quello “motoristico” ed “estetico” italiano.

    Colin Chapman
    L’elogio della potenza

    La Lotus Evija, 5 volte più potente della Lotus più potente attualmente in listino, sembrerebbe una bestemmia, ma non è così. L’aerodinamica, ad esempio si basa sul principio della porosità dei flussi, sfruttato in particolare dai prototipi che corrono nel WEC. Nell’abitacolo, la plancia ha funzione portante ed è fedele al credo di Chapman secondo il quale niente in un’automobile deve essere presente per farsi un giro. Corollario perfetto di chi sosteneva che il pezzo più importante in un’auto è quello che si può togliere.

    Lotus Evija
    Il patrimonio di un genio

    Il legame con la tradizione sarà anche in altro. Per primo il luogo di produzione a Hethel, il secondo è il fatto che la Evija è stata mostrata ai membri della famiglia Chapman. Hazel Chapman, vedova di Colin avrebbe detto «È davvero bella e non vedo l’ora di vederla su strada». Il terzo è che nel logo ci saranno le iniziali ACBC del fondatore di una factory che ha portato a casa 7 titoli costruttori e 6 per piloti in Formula 1. Un omaggio doveroso, ma anche un patrimonio di immagine troppo prezioso per non valorizzarlo.

    Lotus Evija
    Ricarica fino a 800 kW

    La Lotus Evija monta 4 motori elettrici, con relativi inverter a carburo di silicio, della Integral Powertrain da 500 kW e 425 Nm l’uno. La batteria da 70 kWh è della Williams Advanced Engineering, fornitore per la monoposto di Formula E di prima generazione. È montata centralmente e a vista, per avere dinamica e proporzioni delle sportive a motore centrale e per essere sostituita facilmente, per esempio con un’altra specifica per l’utilizzo in pista. L’autonomia è di 400 km (WLTP) e potrebbe ricaricarsi a 800 kW in 9 minuti. A 350 kW bastano 12 minuti per l’80% e 18 per arrivare al 100%. La presa CCS2 è posizionata nella parte posteriore della vettura.

    La batteria da 70 kWh è della Williams Advanced Engineering, fornitore per la monoposto di Formula E di prima generazione. È montata centralmente e a vista, per avere dinamica e proporzioni delle sportive a motore centrale e per essere sostituita facilmente, per esempio con un’altra specifica per l’utilizzo in pista

    Lotus Evija
    Da 0 a 300 in 9 secondi

    Non meno impressionanti le prestazioni. La Evija supera le 200 miglia orarie (324 km/h) e accelera da 0 a 100 km/h in meno di 3 secondi e da 0 a 300 in meno di 9. In ripresa passa da 100 a 200 km/h in 3 secondi, da 200 a 300 in 4 secondi. Le sospensioni hanno 3 ammortizzatori per assale, le ruote sono montate su cerchi da 20 o da 21 pollici e i freni sono della AP Racing con dischi carboceramici. Ovviamente c’è il sistema di generazione del suono esterno per i pedoni. Il peso totale della vettura è di 1.680 kg.

    La Evija supera le 200 miglia orarie (324 km/h) e accelera da 0 a 100 km/h in meno di 3 secondi e da 0 a 300 in meno di 9. In ripresa passa da 100 a 200 km/h in 3 secondi, da 200 a 300 in 4 secondi

    Lotus Evija
    Il dilemma di Colin

    Un massa di questo tipo fa pensare di nuovo a Colin Chapman e a cosa avrebbe detto di un’auto elettrica quando l’avesse messa su una bilancia. Allo stesso tempo, sarebbe stato affascinato dalla sua semplicità e dalla possibilità di utilizzare la coppia dei motori in funzione dinamica. Proprio come fa la Evija che sarà prodotta in 130 esemplari, in ossequio alla sigla di progetto Type 130 seguendo la numerazione storica. Per il prezzo di parlava di 2 milioni di sterline, ma quando la potenza annunciata era di 1.000 cv. Invece saranno il doppio e questo renderà la Lotus Evija l’auto stradale più potente al mondo. Ebbene sì: l’auto stradale più potente al mondo sarà ad emissioni zero.

    Un massa di questo tipo fa pensare di nuovo a Colin Chapman e a cosa avrebbe detto di un’auto elettrica quando l’avesse messa su una bilancia. Allo stesso tempo, sarebbe stato affascinato dalla sua semplicità e dalla possibilità di utilizzare la coppia dei motori in funzione dinamica

    https://www.fabioorecchini.it/la-lotus-ricomincia-dalle-zero-emissioni/
  • Volvo XC40 Recharge, la prima completamente elettrica

    Con la Volvo XC40 Recharge, ispirata al suv compatto XC40, il marchio svedese apre la strada alla sua gamma completamente elettrica.

    Volvo XC40 recharge tre quarti davanti statica
    Volvo XC40 Recharge P8 AWD nel colore Glacier Silver

    PIETRA MILIARE

    La nuova arrivata rappresenta una vera e propria pietra miliare nella storia del marchio svedese.

    Oltre a essere la prima Volvo completamente elettrica del brand, è anche infatti la prima equipaggiata con un nuovissimo sistema di infotainment basato sul sistema operativo Android di Google.

    XC 40 recharge posteriore tre quarti statica
    Vista posteriore della Volvo XC40 Recharge P8 AWD nel colore Glacier Silver

    LA STRATEGIA DI ELETTRIFICAZIONE VOLVO

    Nei prossimi cinque anni, Volvo Cars introdurrà una vettura completamente elettrica ogni anno.

    Con l’obiettivo di portare al 50% la quota di vetture solo elettriche sul totale di vendite globali entro il 2025, con la restante parte costituita da veicoli ibridi.

    Recharge sarà l’appellativo che designerà tutte le Volvo ricaricabili, sia con trazione solo elettrica sia con propulsore ibrido plug-in.

    L’ARCHITETTURA DELLA XC40 RECHARGE

        Come la XC40, la XC40 Recharge P8 è stata realizzata sulla base dell’Architettura Modulare Compatta (CMA).

    Batteria della Volvo XC40 Recharge
    Pacco batterie della Volvo XC40 Recharge

    Una piattaforma per veicoli avanzata che è il frutto di un lavoro di sviluppo congiunto all’interno del gruppo Geely.

    All’interno, la XC40 Recharge P8 vanta tantissimo spazio e all’anteriore, al posto del motore termico, è stato ricavato un buon vano portaoggetti.

    LA PROPULSIONE ELETTRICA 

        La XC40 Recharge P8 è spinta da un propulsore elettrico a trazione integral.

    Autonomia

    La Volvo annuncia un’autonomia di percorrenza di oltre 400 km con una sola ricarica, secondo il ciclo di omologazione WLTP.

    La potenza è di di 408 CV. e la batteria può essere ricaricata all’80% della capacità in 40 minuti utilizzando un dispositivo di ricarica rapida.

    Volvo ricarica palo luce
    Volvo XC40 Recharge P8 in ricarica presso un palo della luce multifunzione

        La batteria è protetta da una gabbia di sicurezza formata da un telaio di alluminio estruso che è stata collocata al centro della carrozzeria, con attorno una zona deformabile.

    La posizione centrale della batteria nel pianale della vettura ha il vantaggio di abbassare il baricentro e offrire maggiore protezione ai passeggeri in caso di ribaltamento.    

         Nella sezione posteriore, il propulsore elettrico è stato integrato nella struttura della carrozzeria per migliorare la distribuzione delle forze d’urto lontano dall’abitacolo in caso di impatto.

    L’AVANZATO SISTEMA DI INFOTAINMENT

         Nuova XC40 Recharge è infatti il primo modello Volvo ad essere equipaggiato con un nuovissimo sistema di infotainment basato sul sistema operativo Android di Google.

    Infotainement Volvo
    Il nuovo sistema di Infotainment della Volvo

       Il nuovo sistema di infotainment offre ai clienti svariate possibilità di personalizzazione, un livello di intuitività ottimizzato, la nuova tecnologia integrata Google e servizi quali Google Assistant, Google Maps e Google Play Store.

    Aggiornamenti Over-The -Air

        È inoltre la prima Volvo in grado di ricevere aggiornamenti software e del sistema operativo in modalità OTA (over the air), ponendo dunque il marchio all’avanguardia nell’area dei servizi automobilistici connessi.

    Il prezzo

    Il prezzo della Volvo elettrica XC40 Recharge P8 parte da 59.600 euro.

    LA SICUREZZA “MADE IN SWEDEN”

        In materia di sicurezza, gli ingegneri della casa svedese hanno dovuto riprogettare e rinforzare la sezione anteriore della XC40 Recharge P8 per ovviare all’assenza del motore, così da soddisfare gli elevati requisiti di Volvo Cars in fatto di sicurezza e garantire ai passeggeri un livello di protezione pari a quello di qualunque altro modello Volvo.

    Portabagagli anteriore
    Vano portabagagli sotto il covano anteriore

         La XC40 Recharge P8 è anche il primo modello Volvo dotato della nuova piattaforma scalabile di sensori Advanced Driver Assistance Systems (ADAS) con software sviluppato da Zenuity, la joint venture di Volvo Cars e Veoneer.

  • Smart soltanto elettrica, EQ Fortwo e Forfour aprono una nuova era

    Per il marchio Smart inizia una nuova era, soltanto elettrica.

    Niente più auto a benzina

    Nelle concessionarie Smart non è più possibile acquistare un’auto nuova con motore a benzina. Il listino è composto esclusivamente dalla Fortwo e dalla Forfour a zero emissioni.

    Smart EQ Fortwo con scritta all electric Valencia 2020
    Smart EQ Fortwo con la scritta All electric, now!

    La nuova sede è in Cina

    Dall’inizio del 2020 la proprietà è cambiata, diventando condivisa tra i tedeschi della Daimler – fondatori e storici proprietari – e i cinesi della Geely, gigante automobilistico che in Europa possiede anche la Volvo.

    La sede della Smart è così volata in Cina, per la precisione nella città di Ningbo, provincia dello Zhejiang.

    Nel 2022 arriva la prima Smart Made in China

    Sarà prodotto completamente in Cina il nuovo modello Smart previsto per il 2022, con trazione soltanto elettrica. La nuova Smart sarà importata in Europa fin dal lancio ma sarà Made in China.

    La mia prova su strada a Valencia

    A Valencia, in Spagna, nella prova su strada la Smart EQ Fortwo si svela con un’estetica rinnovata.

    Breve video-sensazione a bordo, a sinistra sopra il cruscotto si vede la nuova strumentazione relativa al sistema elettrico

    Arrivano nuove linee d’illuminazione led dei gruppi ottici e un nuovo stile del frontale, che rende ora più riconoscibile la Fortwo dalla Forfour.

    Smart EQ Fortwo luci led posteriori

    Su strada la Smart EQ Fortwo esalta i pregi della trazione elettrica, particolarmente fruibile in un utilizzo urbano. La coppia immediatamente disponibile fa scattare la Smart EQ Fortwo e il breve sibilo del motore elettrico accompagna un’accelerazione volutamente tenuta entro limiti di facile guidabilità.

    La maneggevolezza è addirittura irraggiungibile, vista la lunghezza di soli 2,69 metri. La Smart si infila silenziosamente anche in passaggi angusti tipici delle strade strette e trafficate della nostra Europa.

    Gli interni si arricchiscono di un maggior livello di rifinitura, specialmente nelle versioni Pulse e Prime, che con l’Exclusive Package arrivano a un equipaggiamento da modello alto di gamma.

    Maurizio Zaccaria, Responsabile Smart e Innovative Sales di Daimler Italia, parla delle nuove Smart EQ Fortwo e Forfour.

    Nuova digitalizzazione

    Arriva l’integrazione completa dello smartphone grazie ad Android Auto e, da aprile 2020, anche di Apple Car Play.

    Smart EQ Interni e digitale
    Arrivano a bordo Apple Car Play e Android Auto

    Aumentano le applicazioni che guardano all’evoluzione della mobilità. Particolarmente interessante è la Ready to share, che permette la condivisione attraverso una app di un’unica auto tra più utilizzatori all’interno di un piccolo gruppo, come una famiglia o uno studio professionale.

    Smart App
    Nuove app per controllare da remoto l’auto, accedere a parcheggi e ricariche elettriche e condividere l’utilizzo di una Smart

    Prezzo

    Il prezzo parte dai 25.000 euro per la Fortwo EQ e da 25.650 euro per la Forfour.

    La wallbox 3,7 kW è inclusa

    L’installazione della wallbox da 3,7 kW per la ricarica domestica è offerta in Italia dalla Mercedes-Smart nel prezzo dell’auto.

    Modellino powertrain Smart EQ
    Modellino del powertrain della Smart EQ

    Batteria, ricarica e autonomia

    La batteria agli ioni di litio ha una capacità di 17,6 chilowattora.

    La ricarica dal 10% all’80% richiede 6 ore da una normale presa elettrica, 3,5 ore dalla wallbox 3,7 kW, soltanto 40 minuti da un impianto 22 kW.

    L’autonomia con una ricarica completa è di 133 chilometri sul ciclo Wltp.

    Foto dinamica Smart EQ Fortwo
    Ecco la Smart EQ Forfour su strada a Valencia

    Mille euro per ricaricare a 22 kW

    Per ricaricare a 22 kW è però necessario equipaggiare l’auto con il caricatore di bordo più potente, offerto in optional a circa mille euro.

  • La Lotus ricomincia dalle zero emissioni

    La Lotus ricomincia dalle zero emissioni e al Salone di Shanghai ha annunciato che entro il 2019 lancerà la Lotus Type 130, la prima hypercar elettrica britannica.

    Si tratta della prima vera novità da parte della casa fondata da Colin Chapman dopo oltre 2 decenni scanditi da tre modelli basati sullo stesso telaio in alluminio (Elise, Exige e Evora) e da diverse avventure societarie. Adesso le vicissitudini sembrano terminate, con l’acquisizione lo scorso anno da parte del gruppo cinese Geely e l’arrivo come amministratore delegato di Phil Popham, ex Jaguar Land Rover.

    Type 130 elettrica

    La Type 130 sarà figlia del progetto Omega, annunciato nello scorso dicembre e che la Lotus sta portando avanti con la Williams Advanced Engineering, con l’obiettivo di portare su una vettura sportiva da 2 milioni di sterline e 1.000 cv di potenza la filosofia della leggerezza di Lotus con l’esperienza maturata dal partner in diversi ambiti dell’elettrificazione, tra cui la batteria delle monoposto di Formula E di prima generazione.

    Ironia del caso, Lotus ha già sfiorato nel proprio passato sia il nome Omega sia le emissioni zero.

    La Lotus, il nome Omega e la General Motors

    La casa di Ethel infatti mise a punto la celebre Opel Omega Lotus, trasformando una tranquilla berlina 4 porte in una sportiva dalle prestazioni terrificanti (283 km/h, 0-100 km/h in 4,9 secondi), superiori persino alla BMW M5 e alla Porsche 911 Turbo dell’epoca grazie al 6 cilindri 3.6 biturbo da 377 cv accoppiato con un cambio a 6 rapporti derivato nientedimeno della Chevrolet Corvette.

    In quegli anni (dal 1986 al 1993) la Lotus apparteneva alla General Motors come la Opel e sviluppò la Lotus Elise che diede vita anche dalla Opel GT.

    La Tesla Roadster nasce proprio da una Lotus

    La Lotus Elise fece da base anche per la Tesla Roadster, il modello con il quale la Tesla ha iniziato nel 2008 la propria avventura.

    La Lotus, in base ad un accordo con la Tesla stipulato nel 2005 e che ebbe effetto fino al 2012, produceva una versione del telaio allungata di 5 cm per fare spazio alla batteria. Produceva e poi spediva i glider – letteralmente alianti, ovvero veicoli privi di motore – in California perché fosse montato il sistema di trazione elettrico.

    Volvo, Polestar, i taxi di Londra e anche la smart

    Stavolta invece si parla di sinergie con Volvo, Polestar e tutti gli altri marchi elettrici che fanno parte del gruppo Geely tra cui Lynk&Co, la London EV Company (che produce i famosi cab). E, ultima arrivata, la Smart, che la Daimler ha ceduto per il 50% ai cinesi che la produrranno dal 2022 all’ombra della Grande Muraglia.

    In questo modo la Geely si prepara a creare una galassia elettrica dove si spazia dalla citycar alla supersportiva. Passando per i marchi concepiti per il mercato interno e il car sharing (Lynk&Co), i taxi (London EV), il premium (Volvo) e il lusso sportivo (Polestar).

    Target specifici, ma che non escludono cooperazioni e scambio di tecnologie e componenti realizzando quelle economie di scala che potrebbero dare all’operazione Lotus il futuro che merita.

  • POLESTAR 2 UN ALTRO MODO DI ESSERE VOLVO

    La via verso la diffusione su larga scala dell’auto elettrica della Volvo inizia quest’anno.

    Il punto di partenza è la Polestar 2, il secondo modello del marchio nato da uno scorporo del costruttore svedese e che come mission ha quella di essere totalmente elettrico e ad alte prestazioni partendo dalla Cina, dove Volvo ha il portafoglio – appartiene al gruppo Geely dal 2010 – e dove le Polestar saranno prodotte, presso lo stabilimento di Chengdu.

    La Polestar 2 viene presentata al pubblico per la prima volta al Salone di Ginevra 2019 dove non si vedranno insegne Volvo.

    La casa madre ha annunciato infatti da tempo di non essere presente, un po’ per scelta e un po’ forse anche per dare la dignità dell’indipendenza al suo nuovo brand che ha come missione la sfida alla Tesla. Nello specifico, la Polestar2 è l’avversaria diretta della Tesla Model3 e a dirlo è il prezzo che per la versione base è di 40mila euro e per la Launch Edition è di 59.900 euro. È lunga 4,6 metri, ha due motori con complessivi 300 kW e 660 Nm per prestazioni di rilievo (0-100 km/h in meno di 5 secondi) e offre un’autonomia di 500 km (WLTP) grazie ad una batteria agli ioni di litio da 74 kWh di capacità, posizionata a T sotto il pavimento e ricaricabile con potenze fino a 150 kW. Ma non è solo questo. La Polestar 2 ha lo smartphone come unica chiave, si avvia automaticamente quando il guidatore si è accomodato sul sedile, ha interni vegani e il sistema infotelematico nativo Android, dunque capace di sfruttare al massimo tutta la potenza degli strumenti di Google.

    La Polestar 2 sarà introdotta agli inizi del 2020 in Cina, USA, Canada, Belgio, Germania, Norvegia, Olanda e Regno Unito e sarà la prima Polestar “elettrica pura” dopo la  Polestar 1 che è invece un’ibrida plug-in  da 600 cv con 4 cilindri, 2 compressori e 3 motori elettrici, ma sarà prodotta in soli 500 esemplari all’anno.

    La Volvo ha ben altre ambizioni. Entro il 2025 dovranno essere ben 1 milione le auto elettriche in circolazione con i due marchi e il 50% delle vendite sarà elettrico grazie a 5 modelli che saranno lanciati entro il 2021. La prossima tra le Polestar sarà la Polestar 3, la prima delle 3 Volvo sarà invece la XC40 elettrica. Quel che è sicuro è che dal 2019 in poi ogni auto di Goteborg sarà elettrificata in vario grado, a partire dal mild-hybrid a 48 Volt delle versioni  che si affiancheranno alle ibride plug-in già disponibili su tutta la serie 90, sulla XC60 e prossimamente su S60, V60 e XC40.

    Una strategia articolata che lascia una domanda: perché creare un nuovo marchio per dargli consistenza? In fondo, i valori di Volvo sembrerebbero sufficienti per renderne credibile l’evoluzione. Ma il rischio è forse quello di snaturarlo e di non essere altrettanto efficaci contro i nuovi concorrenti.

    Volvo infatti deve battagliare con i marchi premium tedeschi e tutelare una propria tradizione, così da lasciare a Polestar la sfida diretta con Tesla e l’esplorazione verso segmenti di clientela e di prezzo altrimenti inaccessibili, un mondo di mezzo che unisce i concetti più avanzati del lusso con le prestazioni, un fattore che sarà sempre più legato all’elettrificazione e che, nel caso di Polestar, si fondono.