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  • Volvo con Epic Games, la tecnologia di Fortnite a bordo dell’auto

    Volvo con Epic Games per fare un salto in avanti epocale nell’esperienza di vita a bordo di un’automobile. Il primo obiettivo è di rendere disponibile la tecnologia di visualizzazione fotorealistica nella prossima generazione dei modelli elettrici del marchio svedese.

    Le due aziende hanno deciso di collaborare per introdurre il motore per videogiochi Unreal Engine di Epic a bordo delle Volvo di prossima produzione, garantendo una grafica di alta qualità ineguagliata dentro l’abitacolo.

    Sulla prossima generazione di Volvo, tali display offriranno agli automobilisti una grafica eccezionale e di alta qualità. Rendering molto più nitidi, colori più ricchi e nuovissime animazioni 3D rappresentano solo una prima tappa, dal momento che gli sviluppatori di Volvo Cars continueranno a migliorare le prestazioni grafiche.

    Volvo Epic Games tecnologia Fortnite

    Debutto entro l’anno sull’erede elettrica della Volvo XC90

    La prima auto dotata della grafica rinnovata è la nuova ammiraglia a trazione completamente elettrica che Volvo Cars presenterà nel corso di quest’anno.

    Questo modello è il primo di una nuova generazione di vetture al 100% elettriche prodotte da Volvo, che si propone di vendere solo auto a propulsione elettrica entro il 2030.

    Informazioni e intrattenimento

    Volvo Cars è la prima Casa automobilistica europea a utilizzare Unreal Engine per lo sviluppo dell’interfaccia uomo-macchina (HMI).

    In particolare, si concentrerà inizialmente sul Driver Information Module (DIM), uno dei display all’interno dell’abitacolo che fornisce al conducente informazioni importanti e funzioni di infotainment.

    Volvo Unreal Engine immagini interattive in tempo reale

    Unreal Engine da Fortnite all’auto

    Epic Games è una società leader nel settore dell’intrattenimento interattivo e della produzione di software, conosciuta soprattutto per Fortnite, uno dei videogiochi più famosi al mondo.

    Epic Games ha sviluppato Unreal Engine, considerato da molti il più avanzato tool di creazione 3D in tempo reale utilizzato in vari settori oltre a quello del gaming, che sarà ora impiegato da Volvo Cars per lo sviluppo di interfacce digitali a bordo delle sue auto e per il rendering grafico in tempo reale nel veicolo.

    Visione Volvo

    “Per offrire ai nostri clienti la migliore esperienza d’uso possibile e contribuire a una guida sicura e personalizzata, è necessario che le nostre auto siano dotate di una rappresentazione grafica ricca, immersiva e reattiva”, ha dichiarato Henrik Green, responsabile di Prodotto di Volvo Cars.

    L’utilizzo di Unreal Engine a bordo dei nostri veicoli consente una rappresentazione grafica ricca, immersiva e reattiva e rende ancora più piacevole il tempo trascorso all’interno di una Volvo.

    Abbinamento con Snapdragon

    L’abbinamento di Unreal Engine con la potenza di calcolo ad alte prestazioni delle piattaforme per il cockpit Snapdragon di terza generazione consentirà alle auto Volvo di definire un nuovo standard in termini di grafica e prestazioni del sistema di infotainment.

    Volvo Unreal Engine per immagini di bordo

    Generazione immagini dieci volte più veloce

    Di conseguenza, il sistema di infotainment di nuova generazione di Volvo Cars sarà oltre due volte più veloce della versione precedente, mentre la velocità della generazione e dell’elaborazione delle immagini all’interno dell’abitacolo sarà fino a dieci volte superiore.

    Grafica interattiva in auto

    “Quando si porta a bordo dell’auto una grafica interattiva, ad alta risoluzione e in tempo reale, si apre la porta a un’ampia gamma di nuove modalità di informazione e intrattenimento per tutti gli occupanti”, ha dichiarato Heiko Wenczel, responsabile Automotive e HMI di Epic Games per Unreal Engine.

    I team di progettazione e sviluppo prodotto di Volvo hanno colto questa opportunità per realizzare qualcosa di nuovo, che continuerà a evolversi aggiungendo nuove ed entusiasmanti funzionalità in grado di sfruttare al meglio le potenzialità di Unreal Engine. 

    Applicazioni future

    Per il futuro, la Casa automobilistica ritiene che Unreal Engine possa offrire ulteriori opportunità di evoluzione in altre aree tecnologiche a bordo delle nuove Volvo, dal momento che gli sviluppatori di VolvoCars continuano a esaminare nuove applicazioni per questa e altre piattaforme tecnologiche basate su software, mantenendo sempre in primo piano la sicurezza.

  • Volvo investe nell’israeliana StoreDot, pioniera della ricarica ultrarapida

    Volvo investe in StoreDot, società israeliana che sta lavorando ad una tecnologia pionieristica che potrebbe portare alla realizzazione di batterie in grado di aggiungere una ricarica per 160 km di autonomia in soli cinque minuti.

    L’investimento consente a Volvo Cars di collaborare strettamente con StoreDot su una nuova tecnologia per le batterie, appositamente sviluppata per consentire cicli di ricarica rapida attualmente non raggiungibili. L’investimento risulta particolarmente importante visto che la Casa svedese punta a diventare un produttore di auto esclusivamente elettriche entro il 2030.

    Volvo StoreDot

    StoreDot

    La StoreDot punta a rivoluzionare la batteria agli ioni di litio progettando e sintetizzando composti organici e inorganici proprietari che rendono possibile la ricarica di un veicolo elettrico in soli cinque minuti, ossia il tempo necessario per rifornire un veicolo convenzionale con motore termico. 

    Grazie alla roadmap strategica denominata “100inX”, la tecnologia della batteria di StoreDot risulta ottimizzata per garantire la migliore esperienza di guida utilizzando la tecnologia XFC nelle batterie agli ioni di litio, nonché le future tecnologie per ottenere un’estrema densità di energia (XED). Tra gli investitori strategici di StoreDot ci sono VinFast, BP, Daimler, Ola Electric, Samsung Ventures e TDK. 

    Volvo StoreDot fully charged in minutes

    Nel 2019, la società ha realizzato un primato mondiale con la dimostrazione di una ricarica completa in diretta di un veicolo elettrico a due ruote effettuata in soli cinque minuti. Nel 2020, l’azienda ha dimostrato la scalabilità delle sue batterie XFC e ora sta lavorando per raggiungere l’obiettivo di una produzione su larga scala di batterie per veicoli elettrici entro il 2024.

    Sul mercato dal 2024

    Grazie alla collaborazione di Volvo Cars, StoreDot si propone di accelerare i tempi di commercializzazione della sua tecnologia, arrivando alla produzione di serie entro il 2024. Volvo Cars è il primo produttore di auto di lusso a investire in StoreDot.

    oadmap StoreDot

    Le due società collaboreranno principalmente nell’ambito della joint venture per la tecnologia delle batterie che Volvo Cars ha costituito l’anno scorso con Northvolt, il principale produttore svedese di batterie.

    Obiettivi Volvo

    Puntiamo ad essere il trasformatore più veloce nel nostro settore e il Tech Fund svolge un ruolo fondamentale per stabilire partnership con i futuri leader tecnologici.

    Ha dichiarato Alexander Petrofski, responsabile del Volvo Cars Tech Fund. “Il nostro investimento in StoreDot si inserisce perfettamente in questa logica e il loro impegno per l’elettrificazione e la mobilità a zero emissioni coincide con il nostro. Siamo impazienti di fare di questa collaborazione un successo per entrambe le parti e felici di adoperarci per portare questa tecnologia innovativa sul mercato”.

    Tempi ricarica attuali e StoreDot

    Anodo al silicio

    Il pionieristico progetto di sviluppo di batterie di StoreDot è incentrato su un’esclusiva tecnologia anodica a dominanza di silicio e sulla correlata integrazione di software.

    Batteria StoreDot

    Il progetto ha come obiettivo lo sviluppo di una tecnologia di batterie a ricarica ultra-rapida, che si allinea con l’ambizione di Volvo Cars di produrre vetture elettriche con un’autonomia maggiore, tempi di ricarica più brevi e costi inferiori.

    Clicca qui e leggi Volvo e Northvolt,per l’auto elettrica la priorità è creare posti di lavoro.

  • Car sharing Volvo, video spiegazione con Michele Crisci presidente Volvo Italia

    Dopo aver ridisegnato la skyline di Milano coi suoi grattacieli, l’area di Portanuova propone un nuovo modello di utilizzo condiviso dell’auto, facendo nascere il car sharing di quartiere.

    L’idea arriva dalla Volvo Italia, che a Milano Portanuova ha il suo spazio multifunzionale Volvo Studio, e dalla Coima, che ne ha progettato e gestisce gran parte del prestigioso patrimonio immobiliare.

    Volvo XC40 Elec3city Portanuova

    Si chiama Elec3city

    Il progetto Elec3city (si legge electricity), già dal nome identifica chiaramente l’alimentazione soltanto elettrica delle auto messe a disposizione, ed è il primo esempio in Italia di car sharing d’area, destinato cioè prevalentemente a chi abita o lavora a Milano Portanuova.

    Car sharing Volvo garage

    La flotta di partenza è composta da quindici Volvo XC40 Recharge nuove fiammanti, parcheggiate ordinatamente, in posti riservati, nel garage sotterraneo del complesso.

    Clicca qui e leggi Volvo Elec3city, primo car sharing di quartiere a Milano Portanuova.

  • Volvo Elec3city, primo carsharing di quartiere a Milano Portanuova

    Volvo Elec3city a Milano Portanuova rappresenta un nuovo modo di proporre il car sharing. Non soltanto come servizio all’individuo, ma anche come contributo alla costruzione di un senso di comunità in una determinata area.

    Car sharing di quartiere

    Il nome tecnico, con cui ho sempre chiamato questo tipo di condivisione del veicolo, sarebbe car sharing d’area. Però la definizione introdotta dalla Volvo per il suo servizio Elec3city a Milano Portanuova mi piace molto di più.

    Volvo Elec3city app e logo

    Chiamarlo car sharing di quartiere, infatti, introduce il concetto di comunità a quello asettico di area, semplicemente basato su considerazioni geografiche. Complimenti alla Volvo, quindi, che insieme alla Coima punta proprio sul concetto di gruppo, quasi di famiglia, come mi ha detto Michele Crisci, presidente della Volvo Italia.

    L’idea è della Volvo Italia

    L’idea arriva dalla Volvo Italia, che a Milano Portanuova ha il suo spazio multifunzionale Volvo Studio, che l’ha realizzata insieme alla Coima, che ha progettato e gestisce il patrimonio immobiliare di questo nuovo quartiere, nato in una parte di Milano molto centrale, eppure abbandonata al degrado per decenni, che ormai ha addirittura un significato iconico con i suoi grattacieli, il bosco verticale, piazza Gas Aulenti, il parco BAM – Biblioteca degli alberi di Milano.

    Volvo XC40 Elec3city Portanuova

    Progetto e costi

    Il progetto Elec3city (si legge electricity), come si capisce subito dal nome, ha in flotta soltanto auto elettriche.

    In Italia rappresenta il primo esempio di car sharing d’area, destinato cioè prevalentemente a chi abita o lavora in un determinato comprensorio.

    A Milano Portanuova la flotta di avvio del servizio è subito molto ricca, visto che è composta da quindici Volvo XC40 Recharge nella versione con un solo motore elettrico. Le vetture sono parcheggiate in posti riservati, nel garage sotterraneo del complesso.

    Volvo XC40 Elec3city parcheggio sotterraneo

    Il car sharing elettrico del progetto Elec3city prevede che l’auto venga presa e riconsegnata nel garage di Portanuova, con tempi di utilizzo che possono andare da mezz’ora fino a un mese.

    Il costo orario è di 15 euro (25 centesimi al minuto, per usare l’unità di prezzo tipica del car sharing), che diventano 50 euro al giorno in caso di affitto per intere giornate.

    App Elec3city

    Le auto sono prenotabili grazie all’app dedicata Elec3city, sviluppata direttamente dalla Volvo Italia.

    Volvo Elec3city app con volante sfondo

    Come ho potuto provare personalmente, l’app Elec3city permette addirittura di aprire e far muovere l’ascensore che conduce al livello -4, dove sono posizionate le auto, dal piano strada, oltre a consentire di aprire e mettere in moto la vettura prescelta.

    Grazie alla collaborazione con la Coima, l’applicazione è anche integrata a quella relativa a servizi individuali e collettivi messi a disposizione di residenti e aziende che insistono su questo centro di gravità urbano.

    Milano Portanuova

    Nel quartiere Portauiova ci sono oggi venticinquemila residenti, destinati a diventare cinquantamila entro pochi anni.

    Volvo Elec3city Crisci Sala Catella

    Il numero stimato di presenze nel moderno polo attrattivo, però, è di ben di dieci milioni di persone l’anno, che secondo le previsioni sono destinate a diventare oltre quindici milioni entro il 2025.

    Michele Crisci presenta Volvo Elec3city

    Michele Crisci, Volvo Italia

    “Il progetto Volvo Elec3city – chiarisce Michele Crisci, presidente della Volvo Italia – è totalmente italiano. L’idea di Elec3city è basata sul concetto di condivisione all’interno di una comunità che vive e lavora in uno specifico luogo. Come in una famiglia, dove chi ne ha bisogno prende l’auto di casa dal garage e la riporta a fine giornata, anche nel nostro caso il punto di ritiro e consegna è unico ed è il punto di riferimento per tutti gli utilizzatori”.

    Beppe Sala Elec3city

    Beppe Sala, sindaco di Milano

    Beppe Sala, sindaco di Milano, coglie l’occasione del lancio di Volvo Elec3city per parlare dell’atteggiamento della sua amministrazione nei confronti delle automobili in città: “Non siamo contro l’automobile, che rimarrà parte del sistema di mobilità urbano. Abbiamo però una visione chiara, che prevede la diffusione di veicoli elettrici, compresi i bus che saranno totalmente a zero emissioni entro il 2030, e di formule innovative come questa proposta dalla Volvo e da Coima. In questo caso, in particolare, le auto quando sono parcheggiate non sono nemmeno in strada, cosa che rende l’idea ancora più interessante”.

    Beppe sala Porta Nuova interviste
  • Model E, anche Ford scorpora la nuova mobilità da quella tradizionale, ma entrambe devono vivere

    La compagnia buona e pulita da una parte e quella sporca dall’altra. Lo sta facendo Volvo con Geely, lo farà Ford con Model E, senza dirlo esplicitamente, lo ha già fatto Renault ElectriCity. È finito il tempo in cui l’automobile faceva massa critica con i volumi e mettere insieme altri marchi aumentava la forza d’impatto sul mercato e sui conti.

    Leggi l’articolo su Volvo, Geely e Aurobay

    Due anime e due corpi

    Dunque dopo Volvo, che con Geely sta per costituire Aurobay per scorporare la parte “sporca” del proprio business, anche Ford è giunta alla stessa conclusione. A Dearborn hanno già deciso: la Ford Model E si occuperà solo dei modelli elettrici, del software della connettività. Ancora una volta, l’Ovale Blu ha attinto al proprio passato e ai propri simboli per il futuro dando alla nuova divisione un nome che ricorda la Model T che negli anni ’20 cambiò il destino dell’industria e della mobilità.

    Leggi l’articolo sull’auto elettrica americana iconica

    Henry Ford Model T
    Rapporto osmotico

    Renault è già partita seguendo lo stesso itinerario con ElectriCity: una società che si occupa di sviluppare auto elettriche, di costruirle e persino di riciclarle includendo, in prospettiva, due gigafactory per le batterie. Il tutto racchiuso in tre stabilimenti (Douai, Maubeuge, and Ruitz) che condivideranno lo stesso modello manageriale e sociale. Dunque c’è implicita l’idea che, se cambia l’industria dell’automobile, cambia anche ciò che la circonda. E viceversa.

    Renault Electricity
    Linee diverse

    Ma perché questo rovesciamento? Ci sono varie ragioni e la prima è la complessità. Fin quando ha potuto, l’industria ha tenuto sulle stesse linee la vecchia automobile e la nuova. Ora non è più possibile e non è neppure conveniente. Invece lo è separandone i destini: da un lato il vecchio che però può produrre ancora profitti senza investimenti su tecnologie e macchinari, dall’altro il nuovo che ha bisogno di nuovi sistemi di produzione dove sono più importanti gli informatici degli ingegneri.

    Electricity
    Più soft, meno hard

    Il secondo motivo è l’organizzazione. L’auto nuova ha bisogno di molto software e pochi componenti, ma di maggiore integrazione verticale e di internalizzazione. Dunque ha una logistica completamente differente e, per alcuni aspetti paradossale. Si era arrivati a produrre in casa solo il 20% e prendere tutto il resto fuori, facendogli compiere anche viaggi lunghi e tortuosi. Oggi l’auto smaterializzata può ricevere il proprio software ovunque ed essere progettata ed ingegnerizzata da più punti contemporaneamente in cloud attraverso i digital twins. Ma ciò di cui è materialmente fatta compie percorsi molto più brevi.

    Porsche Digital
    Il profitto sorpassa i volumi

    Il terzo motivo è il valore. Una società che si dedica solo all’elettrico vale di più e ha maggiori potenzialità di finanziamento. L’esempio di Tesla e di altre start-up è lampante: la capacità di raggiungere quotazioni elevatissime e raccogliere capitali è enormemente superiore rispetto ad una società zavorrata da sovracapacità produttive e da grandi masse di lavoratori da formare a nuovi approcci e nuovi sistemi. Una società giovane, con un core business più definito ed in espansione è capace di generare maggiori profitti e di farlo in modo meno vincolato ai volumi.

    Ford Rouge
    La definizione del business

    La maggiore definizione del business è una strategia che anche altre gruppi automobilistici hanno perseguito. Ad esempio FCA, prima che diventasse Stellantis, ha scorporato prima CNH Industrial e poi Ferrari dando più valore ad entrambe. C’è più denaro per attività di ricerca sviluppo e ci sono maggiori dividendi. Anche Daimler ha scorporato la divisione dedicata ai bus ai camion. E anche Porsche pensa ad una collocazione in borsa massimizzando la sua tradizionale capacità di generare profitti attraverso un modello di business più specifico e maggiore libertà di azione.

    Porsche Taycan
    I muscoli ed il grasso

    Nel mondo dell’automobile dunque si comincia ad avvertire un vento contrario: i grandi aggregati industriali non funzionano più e non sono più attraenti per i capitali. I dati di vendite e di bilancio lo dimostrano: i volumi scendono, i ricavi e i profitti salgono. La crescente importanza della CO2 nel bilancio delle aziende sta facendo il resto: da un lato chi può spendere questo vantaggio sui mercati, dall’altro chi deve acquistarli oppure realizzare. Meglio quindi separare all’interno di una stessa azienda i muscoli dal grasso, come per Model E e Aurobay, e riuscire a sfalsare due mondi – la nuova e la vecchia mobilità – che viaggiano a velocità differente perché, al momento, nessuno dei due può fermarsi.

    Tesla
  • Aurobay, le elettriche Geely e Volvo scorporano la CO2 in una joint-venture che farà ancora pistoni

    Aurobay è un po’ Volvo e po’ Geely Holding, ma tutta motori a combustione interna (internal combustion engine o ICE). Così si chiama la nuova joint-venture che raggruppa in una sola entità tutte le loro attività del “passato” per concentrarsi sul “futuro”.

    Geely Volvo
    Tra passato e futuro

    Il passato è rappresentato evidentemente dai sistemi di propulsione che sfruttano ancora i pistoni e i carburanti fossili (anche se elettrificate parzialmente). Il “futuro” sono le emissioni zero e, nel caso specifico, l’elettrico. In questo modo proprio le emissioni spariscono dal bilancio con gli asset inquinanti.

    Nel caso di Volvo, gli asset sono la Powertrain Engineering Sweden, gli stabilimenti di motori di Skōvde e in Cina, i team di ricerca e sviluppo dedicati e tutte le attività di sostegno tecnico a quello che è stato il cuore dell’intera industria automobilistica per oltre un secolo. Operativamente parlando.

    Volvo Geely
    Spin-off strategico

    Dal punto di vista tecnico-finanziario, è un vero e proprio spin-off (o scorporo) della CO2: Volvo e Geely potano le loro rispettive piante lasciando solo le foglie verdi e reinnestando il potato in un altro vaso. Infatti non lo buttano, ma lo portano a debita distanza per prosperare in prospettiva su altri terreni.

    Volvo Geely

    Questo non vuol dire che Volvo e Geely diventeranno tutte elettriche. La casa svedese ha già detto che nel 2025 il 50% delle proprie vendite sarà elettrico, il 100% nel 2030. In questo interregno, i pistoni serviranno ancora e Aurobay li fornirà a Volvo, Geely, Proton e con tutti gli altri marchi collegati.

    Leggi l’articolo sul concept Recharge, il manifesto di Volvo Cars

    Volvo Geely
    La galassia di Geely

    Tra questi, lo ricordiamo, ci sono Lotus, Polestar, Lynk&Co senza contare i legami con Daimler e il recente accordo con Renault. Aurobay infatti non nasce solo per una questione interna di logistica e di immagine, ma per permettere anche ad altri marchi esterni al gruppo di gestire una transizione che esige scelte precise.

    Leggi l’articolo sulla Lotus Evija

    Leggi l’articolo sull’accordo tra Daimler e Volvo per i camion ad idrogeno

    Volvo Geely

    L’elettrificazione e la riduzione delle emissioni costano, implicano investimenti enormi che accrescono la complessità gestionale e i rischi. Molti costruttori hanno dovuto fare la loro scelta: sviluppare insieme nuove famiglie di motori a combustione interna in vista dell’Euro7 e l’elettrico è assai difficile.

    Volvo Geely
    Pulizia e semplificazione

    Da qui la scelta di Volvo e Geely di pulire e semplificare grazie ad Aurobay. Certo, si potrebbe vedere l’operazione anche come un atto di ipocrisia e di negazione della realtà, la dimostrazione che anche chi predica le emissioni zero sa che non è possibile praticarle fino in fondo. E si crea qualcosa che possa fare il lavoro sporco.

    Leggi l’articolo sull’intrigo cinese in Europa

    Volvo Geely

    Nel 2021 Volvo Cars ha venduto 700mila vetture (698.693 per la precisione), il 5,6% in più. Di queste le i modelli e le versioni Recharge (ovvero le ricaricabili) sono cresciute del 63,9% e hanno costituito il 24% del totale. Il 7,4% sono elettriche pure (+452%) e il resto ibride plug-in (+47,6%).

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    leggi la mia prova sulla Volvo C40, la prima svedese elettrica e totalmente connessa

    I denari della grande finanza verde

    Ma c’è anche un altro fattore che ha consigliato Volvo e Geely di creare Aurorabay. Tagliare le emissioni di CO2 aumenta il valore di una società nel mercato degli ETS (Emissions Trading Scheme) trasformando la “pulizia” del bilancio (in tutti i sensi) in denaro, potere negoziale e valore sia in borsa sia per gli azionisti.

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    Volvo Geely

    Un’azienda così congeniata è capace di attrarre investimenti “verdi”, sia attraverso obbligazioni sia attraverso le partecipazioni azionarie. I denari richiamati da questi business sono sempre più imponenti. Ormai la grande finanza non vede nelle energie rinnovabili e in altri settori “green” un ostacolo, ma un’opportunità. E un’azienda che, per guardare, deve investire in tecnologia non può non tenerne conto.

    Investire su altri e su se stessi

    Tali investimenti si basano su valori tangibili, ma anche su quelli intangibili che sono sempre più contabilizzabili. In tal senso, la creazione di Aurobay da parte di Volvo e Geely ha un triplice significato: credere nelle emissioni zero è un atto industriale, finanziario e di immagine. È investire su se stessi.

    Volvo Geely
  • Auto a guida autonoma, etica e diritto oltre alla tecnologia

    Chi pensa che il futuro dell’auto a guida autonoma dipenda solo dalla tecnologia si sbaglia di grosso. Non c’è soluzione che possa realmente diffondersi con successo se non ha superato gli scogli culturali e chiarito elementi di etica e diritto che la vita sociale impone, oltre alle valutazioni economiche e tecniche.

    Guida autonoma

    Il libro e l’incontro a Milano

    Una giornata ben spesa, quella che ho dedicato alla trasferta a Milano per essere presenta all’incontro organizzato dalla Volvo Italia, proprio sugli elementi di etica e diritto relativi alla guida autonoma, con gli importanti giuristi autori del libro Driverless Cars (Guido Calabresi, professore emerito della Yale University dove ha ricoperto il prestigiosissimo ruolo di Dean della Law School, uno dei padri dell’analisi economica del diritto, ed Enrico Al Mureden, ordinario di diritto civile e docente di product safety, product liability and automotive dell’Università di Bologna) a dibattere insieme a Michele Crisci, presidente della Volvo Italia, con la moderazione di Gian Luca Pellegrini, direttore di Quattroruote, mensile tradizionalmente molto attento alle questioni della sicurezza stradale.

    Punti cruciali

    L’incontro indica dei punti cruciali, che richiedono specifica attenzione per l’auto a guida autonoma che si sta avvicinando alla realtà in maniera più veloce di quanto possa sembrare.

    Questioni di etica e diritto, legate all’arrivo su strada di veicoli capaci di muoversi autonomamente, senza l’intervento umano, devono essere affrontate e comprese, per poter cercare una soluzione chiara e il più possibile condivisa.

    Convegno etica e diritto driverless cars

    Dilemma della scelta

    “Un’automobile a guida autonoma – spiega il professor Calabresi – si potrebbe trovare a dover decidere quale manovra eseguire tra due possibili, una con cui rischia di investire qualcuno, l’altra con cui rischia di investire qualcun altro”.

    Da una parte ci può essere un uomo anziano e dall’altra un bambino. Cosa deve fare l’auto?

    dilemma etico guida autonoma Waymo

    “Nella situazione attuale – continua Calabresi – l’essere umano che è alla guida non ha in mente un comportamento predeterminato, cerca di fare semplicemente del suo meglio e nessuno sa cosa sceglierà. Con il computer al volante, invece, dobbiamo decidere in sede di scrittura del software di guida quale sia il comportamento giusto”.

    Si tratta di una novità assoluta, alla quale non siamo abituati e che ci pone di fronte a scelte che di norma non vogliamo fare.

    Responsabilità in caso di incidente

    L’altra grande questione, oltre a quella etica sollevata dai possibili dilemmi in caso di scelte tragiche – come sono definite in un altro libro di Calabresi divenuto un classico – riguarda la responsabilità in caso di incidenti causati da un veicolo a guida autonoma.

    Al Mureden pellegrini driverless cars

    “La situazione per le automobili in Italia è chiara da decenni – spiega il professor Al Mureden – e la responsabilità civile degli incidenti automobilistici, per le attuali vetture, è del guidatore e del proprietario. L’ordinamento si preoccupa così tanto di garantire un risarcimento a chi viene danneggiato, che è prevista anche l’assicurazione obbligatoria“.

    Se però alla guida non c’è più un uomo e a causare l’incidente è la stessa automobile, molte cose devono essere di nuovo affrontate.

    “Una possibilità, coerente con la legislazione attuale – continua Al Mureden – è di lasciare la responsabilità al proprietario, che già oggi è chiamato a rispondere anche in caso di difetti del veicolo. L’altra, visto che il sistema di guida è stato sviluppato completamente dal costruttore, è invece di ritenere responsabile la casa auto che ha fabbricato la vettura”.

    Volvo guida autonoma

    Volvo si assume la responsabilità

    Proprio su questo punto, la Volvo – che ha appena annunciato l’introduzione in California, e poi nel resto del mondo, della funzione di guida automatica autostradale Ride Pilot – ha comunicato di prendere direttamente in carico la responsabilità di eventuali incidenti avvenuti mentre il sistema è in funzione.

    coisci pellegrini etica e diritto guida autonoma

    “Questo è un elemento che farà chiarezza sul mercato”, afferma Michele Crisci, presidente della Volvo Italia.

    C’è una grande differenza tra pubblicizzare automobili con funzionalità di guida autonoma avanzate e prendersi la responsabilità degli incidenti.

    “Senza supportare la comunicazione con la presa in carico della responsabilità di eventuali malfunzionamenti – continua Crisci – si pubblicizzano soluzioni delle quali però non si dimostra di essere completamente sicuri. Noi di Volvo abbiamo scelto di offrire la funzione di pilota automatico garantendola a tal punto, da prendere sul marchio la totale responsabilità del buon funzionamento”.

  • Volvo e Northvolt, per l’auto elettrica la priorità è creare posti di lavoro

    Volvo Cars e Northvolt inaugureranno un nuovo centro di ricerca e sviluppo congiunto a Göteborg, in Svezia, nell’ambito di un investimento di 2,9 miliardi di euro (30 miliardi di corone svedesi) per lo sviluppo e la produzione di batterie.

    Il centro sarà operativo nel 2022 e creerà centinaia di nuovi posti di lavoro a Göteborg.

    L’apertura delle attività di ricerca e sviluppo in Svezia posizionerà Volvo tra i pochi marchi automobilistici che hanno inserito lo sviluppo e la produzione di celle per batterie tra le proprie attività ingegneristiche in modo completo.

    Volvo Northvolt

    Nuovo impianto di produzione in Europa

    La realizzazione del nuovo centro di ricerca e sviluppo a Göteborg sarà seguita dalla costruzione di un nuovo impianto di produzione in Europa.

    L’impianto avrà una capacità annua potenziale fino a 50 gigawattora (GWh), il che dovrebbe consentire di coprire il fabbisogno di batterie di circa mezzo milione di automobili all’anno.

    Impianto Northvolt

    Tremila posti di lavoro

    La costruzione dell’impianto inizierà nel 2023, per poi passare alla produzione su larga scala nel 2026, e si prevede che impiegherà fino a 3.000 persone.

    Produrrà celle per batterie di ultima generazione, sviluppate specificamente per essere utilizzate nella prossima generazione di auto a trazione solo elettrica di Volvo e Polestar. L’ubicazione esatta dell’impianto dovrebbe essere indicata all’inizio del prossimo anno.

    Auto elettrica batterie

    C’è anche un campus

    Il centro di R&S sorgerà nelle immediate vicinanze delle strutture di R&S di Volvo Cars e dell’attuale campus per l’innovazione Northvolt Labs di Västerås, in Svezia.

    Ecco il modo per garantire sinergie ed efficienza nello sviluppo delle tecnologie delle batterie, insieme alla nascita di nuovi posti di lavoro.

    Sistema industriale completo

    La partnership si concentrerà sullo sviluppo di batterie realizzate specificamente per garantire a chi guida una Volvo le caratteristiche desiderate, come l’autonomia e tempi di ricarica rapidi.

    Scritta Northvolt

    Volvo Cars sta cooperando con Northvolt per creare un sistema completo di realizzazione delle batterie che includa sia lo sviluppo la costruzione delle stesse.

    Integrazione verticale

    Questa profonda integrazione verticale è essenziale poiché la batteria rappresenta il maggiore componente di costo in un’auto elettrica, oltre a svolgere un ruolo rilevante nella generazione di emissioni di anidride carbonica.

    Samuelsson Volvo e Carlsson Northvolt
    Volvo Cars & Northvolt

    Håkan Samuelsson, CEO di Volvo Cars

    Il progetto consoliderà le nostre competenze di base e la nostra posizione durante la trasformazione in una Casa automobilistica focalizzata su una gamma di prodotti esclusivamente elettrici.

    Peter Carlsson, CEO di Northvolt

    Il nostro obiettivo è la creazione di un’offerta di celle per batterie prodotte in Europa che abbiano un’impronta di carbonio molto bassa e siano ottimizzate, mediante l’integrazione nella vettura, per ottenere le migliori prestazioni dai veicoli elettrici di prossima generazione.

    Pianale auto elettrica batterie

    Volvo 100% elettrica entro il 2030

    La partnership con Northvolt è essenziale per permettere a Volvo Cars di realizzare il suo ambizioso obiettivo di diventare leader nel segmento delle auto elettriche di fascia alta e di vendere solo veicoli elettrici al 100% entro il 2030.

  • Volvo C40 Recharge, la mia prova della prima svedese elettrica e totalmente connessa

    L’occasione di provare su strada la Volvo C40 Recharge, primo modello della casa lanciato esclusivamente elettrica, non me la sarei fatta sfuggire per nessun motivo.

    La Volvo ha annunciato di voler arrivare a produrre soltanto auto elettriche entro il 2030; ha solo nove anni di tempo, quindi, per parasse da questa prima assoluta alla semplice normalità in tema di modelli a batterie.

    La prova del nuovo modello sulle strade del Belgio, tra Bruxelles e Gent, dove si trova il suo stabilimento di produzione, è una vera e propria anteprima delle Volvo di domani.

    Fabio Orecchini aeroporto Zaventem Volvo C40 recharge

    Connessione totale

    La trazione elettrica non è l’unica grande novità. Nell’abitacolo della Volvo C40 Recharge gioca un ruolo da protagonista anche il nuovo sistema operativo Google Automotive.

    Non si tratta del già noto e diffuso Android Auto, grazie al quale in quasi tutte le nuove auto è possibile utilizzare delle app del proprio smartphone visualizzandole sul display di bordo. Google Automotive è un vero e proprio sistema operativo completo, che rende l’automobile un apparecchio elettronico indipendente e totalmente connesso.

    Può fare a meno dello smartphone

    Automobile e smarphone colloquiano e collaborano, quindi, ma l’auto ha dei propri Google Assistant e Google Maps – che utilizza per la navigazione aggiornata in tempo reale – e delle sue app, capaci di funzionare indipendentemente dalla presenza a bordo di un telefono.

    Fabio Orecchini al volante Volvo C40 Recharge

    La connettività del veicolo è molto robusta e permette anche l’aggiornamento continuo e praticamente completo del software di bordo.

    Prova su strada

    Su strada l’esperienza di guida elettrica si fonde con quella di una connessione continua e praticamente totale. Il connubio funziona molto bene e nell’utilizzo reale si dimostra vincente.

    Lungo l’itinerario su strade urbane nella città di Bruxells, poi extraurbane con tratti autostradali, la guidabilità è caratterizzata da una risposta dell’auto particolarmente diretta alle richieste del guidatore.

    Volvo C40 Recharge Belgio

    Accelerazione e stabilità

    La potenza esuberante dei due motori da 150 kW montati sui due assi garantisce in ogni momento accelerazioni potenti (il dato ufficiale è di 4,7 secondi da zero a 100 km/h), mentre la taratura delle sospensioni utilizza la massa delle batterie come elemento di stabilità.

    Il risultato è una continua sensazione di brillantezza nella guida, anche quando l’andatura autostradale con limite a 120 km/h potrebbe far supporre una condotta noiosa. E la prontezza di risposta rimane evidente anche con le funzioni di guida assistita inserite.

    Volvo C40 Recharge Belgio tre quarti

    La mappa Google sul display permette di visualizzare istantaneamente i punti di ricarica disponibili nei dintorni e lungo l’itinerario impostato. La ricerca può anche essere filtrata in base alle caratteristiche delle colonnine.

    Ricarica fino a 150 kW

    Funzione molto utile, visto che la Volvo XC40 Recharge può utilizzare stazioni veloci fino a 150 kW di potenza, ricaricando l’80% dell’energia accumulabile in 40 minuti.

    Volvo C40 recharge spaccato sistema energetico e materiali

    Autonomia di 450 km con una ricarica

    Per quanto riguarda le batterie al litio da 75 kWh effettivi, alloggiate nel pianale sotto l’abitacolo al centro della vettura, la previsione del sistema di bordo in termini di autonomia residua (quella di omologazione è di quasi 450 chilometri con una ricarica completa), è sempre molto affidabile lungo percorso.

    Volvo C40 recharge posteriore Atomium Bruxelles

    Prezzo

    La versione di lancio Volvo C40 Recharge First edition è a listino con un unico allestimento molto completo a 57.500 euro. Mentre con 60.950 euro si possono avere inclusi nel prezzo anche tre anni di manutenzione e l’assicurazione furto, incendio e Kasko con Unipol.

    Clicca qui e leggi l’articolo con VIDEO sulla presentazione anteprima a Milano della Volvo C40 Recharge e dell’infrastruttura di ricarica Volvo che nascerà in Italia.

  • Volvo e 3.1 Phillip Lim, la borsa da viaggio diventa sostenibile

    Volvo collabora con la casa di moda 3.1 Phillip Lim, grazie a materiali bio e riciclati nasce un nuovo accessorio moda di lusso.

    Si tratta di un borsone da viaggio realizzato con gli stessi materiali degli eco-interni dei modelli Volvo.

    Il marchio 3.1 Phillip Lim è tra i pionieri della moda responsabile. Nel progetto ha disegnato il borsone da weekend, che sarà prodotto in edizione limitata, per il viaggiatore eco-consapevole.

    Volvo 3.1 Phillip Lim borsa

    Volvo e 3.1 Phillip Lim

    Spaziando dai capi realizzati a impatto zero sul clima con alghe ai materiali riciclati di alta qualità, 3.1 Phillip Lim è divenuto un marchio noto per aver superato i confini esistenti nell’approvvigionamento di materiali alternativi.

    Il lusso consapevole e lo stile disinvolto sono tra i protagonisti della rivoluzione in corso nell’industria della moda contemporanea.

    Volvo borsa sostenibile Modella

    Il borsone da weekend dello stilista è realizzato con un materiale innovativo e sostenibile utilizzato da Volvo per i rivestimenti interni delle vetture, denominato Nordico.

    Sulle elettriche, solo Ecopelle

    Il nuovo materiale è stato introdotto a seguito dell’annuncio fatto dalla Casa automobilistica all’inizio di quest’anno secondo cui, a partire dalla C40 Recharge, tutti i nuovi modelli Volvo a trazione solo elettrica saranno totalmente leather free.

    Questo impegno riflette il proposito di Volvo Cars di ricercare attivamente fonti sostenibili e di alta qualità per molti dei materiali attualmente utilizzati nell’industria automobilistica in generale.

    Nordico è il nuovo eco-materiale

    Nordico è un materiale innovativo e di alta qualità creato da Volvo Cars che farà la sua prima comparsa nella prossima generazione di auto al 100% elettriche del Marchio.

    Nordico materiale Volvo borsa sostenibile

    Composto da fibre ricavate da materiale riciclato, come le bottiglie in PET, materiale bio-attribuito proveniente da foreste sostenibili in Svezia e Finlandia, e tappi di sughero riciclati dal settore vinicolo, Nordico contribuirà a definire un nuovo standard per il design degli interni delle automobili di fascia alta del futuro.

    Borsone sostenibile

    Perfetto per un fine settimana fuori porta, questo borsone si ispira all’essenza del design scandinavo e si distingue per la sua ottima capienza, la doppia tracolla e l’esclusiva tasca con logo.

    Volvo borsa sostenibile frontale

    Il borsone ecosostenibile si ispira inoltre alla cosiddetta “luxtainability“: un trend evidenziato nel rapporto “The rise of conscious design” realizzato da Volvo Cars insieme a The Future Laboratory, società leader nelle analisi delle tendenze, al fine di individuare quelli che saranno i materiali di domani.

    Il trend emergente è determinato dal desiderio da parte del mondo del design di puntare su materiali sostenibili, senza rinunciare alla qualità.

    Sebbene il borsone non sia disponibile per l’acquisto dato che si tratta di un’edizione limitata ed esclusiva, è possibile assicurarsi un numero limitato di esemplari attraverso iniziative di mercato locali, come concorsi, aste di beneficenza e omaggi.

    Phillip Lim

    Phillip Lim, co-fondatore e direttore creativo di 3.1 Phillip Lim ha dichiarato: “La sostenibilità è parte integrante del marchio 3.1 sin da quando è nato. Ci sforziamo di raggiungere un equilibrio sostenibile in tutto ciò che facciamo. Il mantra del nostro marchio è ‘produrre meno, avere maggiore rilevanza’.

    Phillip Lim

    Entrare in contatto con Volvo per questo progetto di sostenibilità ha portato a un immediato allineamento di valori. Sono fermamente convinto che il nostro attuale atteggiamento mentale collettivo ci consenta di trovare soluzioni sostenibili basate su nuovi materiali, riuscendo allo stesso tempo a mantenere un livello di design elevato, che rappresenta il lusso per eccellenza”.

    Volvo

    “Abbiamo un’idea chiara della direzione che dovremo prendere in futuro e il primo passo sarà quello di garantire l’impiego di materiali sostenibili, naturali e riciclati”, ha commentato Robin Page, responsabile del design presso Volvo Cars. 

    Modella borsa Volvo C40 Recharge

    “La collaborazione con 3.1 Phillip Lim per la creazione di un borsone ispirandosi ai materiali di domani rafforza l’ambizione delle due aziende di lanciare una sfida al mondo del design nella sua accezione più ampia affinché riconsideri i materiali che usiamo. Dalla creazione di collezioni da passerella agli interni delle auto, condividiamo la responsabilità di trovare alternative basate su materiali sostenibili”.